Alves e le ragioni del corpo...


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Avvenire, 12 giugno 2013
di LUCA MIELE
Che rapporto esiste tra il cristianesimo e la corporeita? Di ripudio, sublimazione o al contrario di piena, amorosa, accettazione? Se è innegabile che nei primi secoli di storia cristiana

... che rivela il desiderio di Infinito

Avvenire, 12 giugno 2013
di LUCA MIELE

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RUBEM A. ALVES
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© 2013 Edizioni Qiqajon

In Interrogatorio a Maria, pièce teatrale del 1979, Giovanni Testori fa dire alla Madonna: «Amata e cara carne, credilo,/ credilo e dillo./ Gridalo, anzi,/ gridalo con gioia,/ gridalo senza piu timore, / gridalo senza piu tremore./ Cosi cara, carissima anzi, / così amata, amatissima anzi/ che t'ha scelta, t'ha voluta/ t'ha cercata, t'ha abbracciata».

Che rapporto esiste tra il cristianesimo e la corporeita? Di ripudio, sublimazione o al contrario di piena, amorosa, accettazione? Se è innegabile che nei primi secoli di storia cristiana è pesata l'eredità del platonismo (che istituiva un nesso mortifero tra soma (corpo) e sema (tomba), condannando il primo a una sorta di anticipazione ancora vivente della seconda) è anche vero, come ha scritto Salvatore Natoli, che «l'incamazione è 1'essenza del cristianesimo, il suo nucleo centrale ed eversivo».

Dunque dentro il credo cristiano abita una "glorificazione" del corpo, della corporeita finalmente capaxDei, testimoniata, ad esempio, dall'arte della cristianità occidentale, «focalizzata - ha scritto Timothy Verdon - quasi esclusivamente sul| corpo e sull'ambito dell'esperienza corporea, sull'anatomia, sulla gestualità, sulle emozioni, sulle cose appartenenti all'universo materiale».

Teologo, filosofo, psicanalista e poeta Ruben A. Alves, figura eccentrica della cultura contemporanea brasiliana, ci consegna un inno alle ragioni del corpo: un corpo pensato e vissuto come sede di un rapporto nel quale si ritrovano, fino a comporsi in una vertiginosa com-presenza, 1'umano e il divino.

«Nel nostro corpo - annota Alves - si rivela il desiderio di Dio. In fin dei conti, quel che ci mormora la dottrina dell'incamazione è che Dio fin dall'eternità ha voluto avere un corpo come il nostro». Alves scrive contro quella sorta di dislocazione, di ferita che ci distanzia dalla corporeità: «Abbiamo pensato di incontrare Dio dove il corpo finisce: e 1'abbiamo trasformato in bestia da soma, in esecutore di ordini, in macchina per il lavoro, in nemico da mettere a tacere, e cosi l'abbiamo perseguitato, al punto da far l'elogio della morte come via verso Dio. E siamo diventati crudeli, violenti, abbiamo permesso lo sfruttamento e la guerra. Perche se Dio si trova al di la del corpo, allora al corpo tutto puo essere fatto».

Ma la piena corporeita di Alves è anche abitata da un'assenza e da un desiderio. L'autore da a queste due parole un nome: nostalgia. «Dio abita la nostalgia, dove si incontrano 1'amore e 1'assenza. Sentire Dio? Significa provare nostalgia per il Regno, gemere con la creazione intera, sentendo dentro di noi il futuro che cresce, come una gravidanza.

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RUBEM A. ALVES
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© 2013 Edizioni Qiqajon