Donne innamorate di Dio

© 2013 Edizioni Qiqajon
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Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2013
di GIANFRANCO RAVASI
Incastonato nella mente di molti c'è lo stereotipo di un cristianesimo antifemminile. Come tutti i luoghi comuni, anche questo pregiudizio ha una sua verità che non regge, però

 

Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2013
di GIANFRANCO RAVASI

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LISA CREMASCHI
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Vite di monache d'oriente e d'occidente

Incastonato nella mente di molti c'è lo stereotipo di un cristianesimo antifemminile. Come tutti i luoghi comuni, anche questo pregiudizio ha una sua verità che non regge, però, in equilibrio al confronto con l'altro piatto ove troviamo la vivace presenza della donna come protagonista. Non si dimentichi, infatti, che il Cristo risorto appare innanzitutto a un gruppo di donne - una classe "inferiore" nello statuto sociale dell'antico Vicino Oriente - affidando loro l'incarico di "evangelizzare" gli apostoli maschi, tant'è vero che l'antica tradizione cristiana orientale non esiterà a chiamare Maria Maddalena «apostola degli apostoli». Lo stesso san Paolo giunge al punto di definire, nel finale della Lettera ai Romani, una tale Giunia «apostola» con suo marito Andronico (16,7), accanto a una piccola folla di altre donne, a partire dalla «diaconessa» Febe, per continuare con Prisca, Maria, Trifena, Trifosa, «la carissima Pèrside», la madre di Rufo, finendo con Pàtroba, Giulia, la sorella di Nereo e Olimpas. Si provi poi a scorrere le altre Lettere paoline per sfatare il mito di un Paolo misogino, fermamente convinto invece della pari dignità dei due sessi agli occhi della fede: «Non c'è più né giudeo né greco, non c'è schiavo né libero, non c'è maschio e femmina perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Galati 3, 28). Certo, il contesto socio-culturale non era quello odierno, né nell'orizzonte giudaico, né in quello grecoromano. Basti solo evocare la sconcertante preghiera mattutina suggerita dal Talmud babilonese all'ebreo maschio perché ringrazi Dio di non averlo fatto nascere né pagano, né donna, né ignorante. E, tanto per scegliere fior da fiore nell'altro settore, quello classico, un raffinato autore latino come Aulo Gellio (II sec.), nelle sue popolarissime Notti Attiche, era lapidario: Mulier, malum necessarium!

L'obiezione, però, potrebbe essere questa: come si è comportato il cristianesimo successivo nei confronti della donna? Una delle risposte sorprendenti - senza per questo cancellare le oscurità e le necessarie autocritiche ci viene offerta da una monaca di oggi, Lisa Cremaschi della comunità di Bose (Biella), che apre il sipario sulle sue colleghe dei primi secoli, vere e proprie matriarche o madri della Chiesa da accostare a patriarchi e padri della cristianità. Di esse l'autrice offre un'antologia di testimonianze o memorie, che vanno dalle origini fino alla sorella di san Benedetto, Scolastica, alle soglie del VI secolo, una donna celebrata da un papa, san Gregorio Magno, che le riserverà questo straordinario epitaffio: «poté di più colei che amò di più».