Con Thomas Merton il dialogo del silenzio

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La Stampa
14 settembre 2013
di GIACOMO GALEAZZI
In Azione e contemplazione, «la dimensione contemplativa della vita fondamento dell'impegno cristiano» (edito dalla Comunità di Bose) è la storia di una grande amicizia a emergere. Williams rilegge Merton

La Stampa, 14 settembre 2013
di GIACOMO GALEAZZI

 

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Il dialogo del silenzio. Thomas Merton, monaco trappista statunitense scomparso nel 1968 e Rowan Williams, ex arcivescovo di Canterbury, non si sono mai incontrati. Eppure in  {link_prodotto:id=1131}, «la dimensione contemplativa della vita fondamento dell'impegno cristiano» (edito dalla Comunità di Bose) è la storia di una grande amicizia a emergere. Williams rilegge Merton e sembra parlargli. E quest'ultimo rispondergli. La vita di Merton, specie dopo che aveva abbracciato la vita monastica, è stata in larga misura una vita di dialogo con persone o distanti o defunte (molti santi e scrittori dei secoli passati).

Williams ripercorre da vicino due di questi rapporti, dapprima quello con il teologo ortodosso Paul Evdokimov e quindi quello con Karl Barth, teologo riformato che, per sorprendente provvidenza, morì lo stesso giorno del monaco trappista, E rivela in questo modo l'impatto sul pensiero di Merton avuto dai libri di Hannah Arendt, Fedor Dostoevskij, Vladimir Lossky, Olivier Clelment, Dietrich Bonhoeffer, Boris Pasternak e Giovanni della Croce. In questo insieme di saggi, come sottolinea Jim Forest nella prefazione, si può cogliere come Rowan Williams, tanto quanto Thomas Merton, ritenga incompleta la vita cristiana sprovvista di una dimensione contemplativa e riconosca altresì che la vita contemplativa è accessibile non solo a chi vive in monastero ma a chiunque si metta alla ricerca di un monachesimo interiorizzato, poiché la preghiera contemplativa è vocazione di ogni credente. Quindi «Merton si sarebbe fortemente rallegrato di essere letto in maniera così attenta e perspicace». Si sarebbe rallegrato, appunto. Avrebbe ritenuto Williams un amico.

Williams è uno dei più noti e acuti teologi della comunione anglicana, la cui ricerca è particolarmente rivolta allo studio dei padri e della spiritualità cristiana. Attualmente è preside al Magdalene College di Cambridge. È direttamente Williams a spiegare la vicinanza di Merton nella sua vita, l'amicizia sul filo dei suoi scritti.«Fare ripetutamente ritorno a Merton è stato come riprendere una conversazione interrotta, e mi ha portato ancora una volta a riconoscere in quale misura lo stimolo offerto dai suoi scritti abbia rappresentato un elemento costante nella mia vita e nella mia riflessione». Nel rivedere questi articoli al fine di una loro nuova pubblicazione, Williams ha aggiunto alcuni passi per evidenziare le continuità, per ribadire che una volta che si è iniziato a «rompersi il capo con Merton» sono stati posti nel suolo della mente i semi di lunghe riflessioni e preghiere. Semi di contemplazione, si potrebbe dire. Merton non è un autore che una volta letto lo si archivia.

Il fatto di mettere insieme questi contributi offre a Williams l'opportunità di esprimere la gratitudine dovuta a uno scrittore che ha cambiato definitivamente per molti il panorama della riflessione cristiana, e che ha arricchito generazioni di uomini e donne desiderose di pensare e pregare con lui. Cosi Merton descriveva l'abbandono di ogni mondanità e la ricerca di Dio:«Per colmarmi, m'ero vuotato. Per afferrare tante cose le avevo perdute tutte. Nel divorare i piaceri e le gioie, avevo trovato il turbamento, l'angoscia e la paura».

GIACOMO GALEAZZI

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