Cristiani nel mondo contemporaneo

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russianecho.net, 14 settembre 2013
di GIUSEPPE IANNELLO
I temi sono quelli del dialogo tra le chiese, del rapporto con la modernità, della tolleranza e del rapporto con le altre religioni, in particolare con l'Islam

 

russianecho.net , 14 settembre 2013
di GIUSEPPE IANNELLO

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ILARION ALFEEV
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 Grande personalità quella di Ilarion Alfeev [1], "numero due" della chiesa ortodossa del patriarcato di Mosca che di fatto rappresenta l'altro volto del cristianesimo, quello d'Oriente, che in Russia trova il maggior numero di fedeli, tra l'altro in continua crescita. Settant'anni di ateismo ideologico e pratico non sono riusciti ad estirpare le radici profonde della cultura russa, e come già successo nella storia in altri luoghi, il cristianesimo vive in questa parte del mondo una nuova fioritura. Il "sangue dei martiri" - si direbbe in una prospettiva di fede – ha inondato la terra, rendendola nel tempo ancora più fertile. 

L'autorità di Ilarion non deriva soltanto dalle sue doti umani e spirituali personali, ma da un passato collettivo vissuto di annientamento e rinascita dalla straordinaria forza catartica. Ilarion sembra parlare a nome della Rus', della Santa Rus' che costituisce l'identità stessa del popolo russo. Sulla base di questa forte "esperienza" si fonda il libro Cristiani nel mondo contemporaneo che raccoglie interventi e relazioni pronunciate tra gli anni anni 2010 e 2012.

I rapporti con i cattolici

I temi sono quelli del dialogo tra le chiese, del rapporto con la modernità, della tolleranza e del rapporto con le altre religioni, in particolare con l'Islam. Ilarion in tutte queste "relazioni" mostra apertura e disponibilità, ma anche la ferma convinzione che qualsiasi dialogo deve fondarsi sulla verità, che a ben poco servono documenti in comune in cui si cerca di far coincidere il quadrato col cerchio, tacendo delle differenze. Ciò è fondamentale per Ilarion in particolare nel dialogo con i cattolici, che devono «capire chiaramente quello che ci divide», il rischio altrimenti è di continuare da parte di "Roma" nella politica unionista, di assorbimento, che ha declassato l'alterità di vedute e prospettive ad esteriorità, accogliendo il rito bizantino al suo interno e promuovendo chiese orientali nella forma, ma fedeli al papa.

E' stata questa politica che nel passato ha allargato il crepaccio della divisione e che dopo la caduta del muro di Berlino è sembrata ritornare di preoccupante attualità con la questione dei greco-cattolici nei territori dell'Ucraina occidentale che si sono appropriati (o riappropriati) con la forza di molte chiese ortodosse. Il documento congiunto ortodosso-cattolico di Balamand del 1993 ha condannato l'uniatismo come metodo di ricerca dell'unità cattolica-ortodossa ed ha impartito indicazioni concrete alle parti in causa, che però non hanno trovato applicazione sul terreno. Anzi è sembrato che gli uniati cercassero nuovi spazi di missione, al di là di quelli storici, spostando ad esempio il loro centro amministrativo da Leopoli a Kiev.

Ai vertici le relazioni sono nettamente migliorate durante il papato di Benedetto XVI, conoscitore profondo dell'ortodossia e del suo patrimonio di fede, e con l'elezione di papa Francesco – aggiungiamo noi – sembra addirittura che la collaborazione assuma una forma ancora più esplicita. La differenza tra unione e unità si legge nel libro è totale; la chiesa nel suo patrimonio genetico non conosce unioni ma solo la seconda, l'unità per la quale Gesù ha pregato durante l'ultima cena. L'unità è un imperativo, l'unione un'eresia.

Il confronto con gli anglicani e la modernità

Il dialogo con la Chiesa anglicana invece mette in luce la rilevanza della tradizione per gli ortodossi contro il riformismo della modernità che insegue il cambiamento: il sacerdozio femminile e la benedizione delle unioni omosessuali possono essere causa di divisioni senza ritorno; le chiese ortodosse su queste richieste non mostrano alcuna incertezza perché agire in loro favore equivarrebbe a negare punti cardini del patrimonio della conoscenza sapienziale umana e cristiana, così come questi a loro parere è stato tramandato di generazione in generazione. Il patriarcato di Mosca è realista, constata il progressivo espandersi all'interno della chiesa anglicana delle tendenze liberiste, ma non vorrebbe interrompere un dialogo intenso iniziato già nel XIX secolo e che ha conosciuto momenti di condivisione fraterna di straordinaria intensità e che i russi ortodossi non dimenticano: quando nel 1922 la Chiesa anglicana intervenne apertamente a difesa del patriarca di Mosca Tichon, imprigionato dai bolscevichi e quando nel 1943 l'arcivescovo di York fece visita nella capitale russa ad una chiesa che riemergeva appena da una quasi totale clandestinità.

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