La rivoluzione delle sante sottomesse e protagoniste


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Corriere della Sera
14 dicembre 2013
di PIETRO CITATI
Lisa Cremaschi, monaca di Bose, ha curato un bellissimo libro, raccogliendo le storie delle prime eroine cristiane (Donne di comunione, Vita di monache d'oriente e d'Occidente , Edizione Qiqajon, pp. 316, € 25,00)

Corriere  della sera
14 dicembre 2013
di PIETRO CITATI

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LISA CREMASCHI
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Al tempo di Gesù, le donne ebraiche erano quasi completamente escluse dalla vita religiosa. La Torà era il cuore ardente dell?ebraismo: ma esse non avevano il diritto di studiarla; e rabbi Eliezer, nel primo secolo dopo Cristo, giunse ad affermare che chi insegnava la Torà alla propria figlia era come se le insegnasse oscenità, tanto il sacro si capovolgeva nel profano. Sebbene nella sinagoga ci fosse un luogo riservato alle donne, esse non erano tenute alla recitazione quotidiana della preghiera; né a recarsi a Gerusalemme per le grandi feste, nelle quali non potevano leggere pubblicamente la Torà.

Gli uomini, soprattutto i rabbini, non dovevano conversare con loro: in tribunale la loro testimonianza non era valida; l'ebreo maschio benediceva Dio tre volte al giorno, in primo luogo perché non l'aveva fatto pagano, poi perché non l'aveva fatto donna, infine perché non l'aveva fatto ignorante. Il marito poteva ripudiare la moglie per motivi futilissimi, mentre la moglie non aveva alcuna reale possibilità di ottenere il divorzio. Tutto cambiò col cristianesimo. Nei Vangeli, Gesù parla continuamente con le donne: con la samaritana, con la donna impura, con le disprezzate ed umiliate, come la prostituta e l'adultera; e accetta che una peccatrice gli unga i piedi con del profumo, e glieli lavi con le sue lacrime. Maria di Magdala vede due angeli vestiti di bianco, seduti nel luogo dove il corpo di Gesù era stato deposto: quando scorge Gesù, non lo riconosce, ed egli le dice: «Non trattenermi perché non sono ancora salito verso mio Padre. Va a trovare i miei fratelli e dì loro che io salgo verso mio Padre che è vostro Padre, verso Dio che è vostro Dio». Questa naturalezza e scioltezza di rapporti si arresta e si gela nelle lettere di Paolo. Sebbene egli affermi: «Non c'è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Gesù Cristo», raccomanda: «Le donne apprendano in silenzio e in piena sottomissione»; «nelle assemblee le donne tacciano, perché non è loro permesso parlare; siano invece sottomesse come dice la Legge.