La saggezza dei Padri sgorga dal deserto

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Corriere della Sera
31 dicembre 2013
di PIETRO CITATI
Le risposte dei giovani monaci agli anziani raccolte nella grande collezione sistematica, sono ora tradotte e commentate da Luigi D’Ayala Valva

Corriere  della sera
31 dicembre 2013
di PIETRO CITATI

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LUIGI D'AYALA VALVA
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Nell’Egitto del IV e del V secolo, i monaci del deserto conducevano una vita semieremitica: una forma di eremitismo temperato, che prevedeva una misura di vita comune. Avevano le celle a una certa distanza: nessuno poteva riconoscerli da lontano, o vederli facilmente, o udire la loro voce. Vivevano in una quiete profonda. Ognuno passava il tempo nascosto tra i muri della sua cella: seduto su uno sgabello, teneva le mani occupate con un lavoro manuale, come quello di intessere corde, o ceste. La sua vita era interiore: meditava versetti dei Salmi, e sopratutto recitava brevi preghiere, come «Signore, abbi pietà di me» o «Signore, aiutami».

Queste preghiere avevano un doppio scopo: fare il vuoto nella loro mente e combattere contro i pensieri e le tentazioni demoniache, che li minacciavano. Quando il vuoto perfetto era raggiunto, il pensiero di Dio scendeva dentro di loro e li occupava. Con i monaci vicini, intrattenevano rapporti: come con i giovani monaci, che li venivano a trovare, chiedendo loro il segreto della sapienza. Solo durante il sabato e la domenica essi si riunivano nella chiesa. Le risposte alle domande dei giovani vennero riunite in raccolte orali; e poi, via via, in raccolte scritte sempre più vaste, che culminano nella grande collezione sistematica, che comprende 1197 detti, e viene ora tradotta e commentata in modo eccellente da Luigi D’Ayala Valva (I padri del deserto, Detti, Qiqajon, Monastero di Bose, pagine 754, € 50).

Oggi trascorriamo con attenzione questi detti, nei quali si concentra una sapienza secolare, non solo cristiana, e cerchiamo sopratutto una traccia dell’insegnamento dei Vangeli. La prima traccia è il ricordo della violenza, contenuta nei Vangeli. Mentre Gesù predicava, la sua voce creava contrasto. «Non crediate — egli disse ai discepoli — che io sia venuto a portare pace sulla terra. Sono venuto a portare non la pace, ma la spada». Portava il fuoco: la violenza: la violenza contro il mondo e contro sé stessi, che i padri del deserto rivelavano nelle loro parole. «Se qualcuno — diceva Gesù — vuol venire dietro di me, rinneghi sé stesso e mi segua! Chi infatti vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita, per amore di Dio e dei Vangeli, la salverà». Chi voleva venire dietro al Cristo, doveva rinunciare a tutto: la famiglia, i parenti, i legami, tutto ciò che si chiamava mondo, specialmente il padre, perché come unico padre aveva Dio.

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