Paolo chiede ai membri della comunità cristiana di Filippi di far proprio quel sentire e pensare che contempleremo nel cammino di Gesù durante i giorni della santa settimana, quel pensare e sentire che solo può fondare una vita comune.
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La gioia della fede è quella in cui noi ci identifichiamo nel profondo, in cui facciamo consistere la nostra saldezza, al di là di ciò che stiamo provando e sentendo emotivamente e psichicamente. È la gioia in cui noi facciamo consistere la motivazione della nostra scelta di vita. E che dunque ha a che fare con chi noi siamo, con la nostra identità. E dunque è la gioia che, come dice il quarto evangelista, niente e “nessuno ci può togliere” (Gv 16,22).
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Dove trovare la forza di andare avanti? In una vita monastica, quando si è gettata la propria vita nelle mani del Signore e la si è legata in alleanza con dei fratelli e delle sorelle di cui diveniamo responsabili, lì, in quella spogliazione di sé possiamo trovare una forza e una libertà impensate e impensabili.
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Ciò che viene messo in crisi dal Divisore è la speranza. Togliere alle persone la speranza è la sua grande vittoria. Questa è la grande concessione che noi possiamo fare all’Avversario: perdere la speranza. Il Signore concede a saldezza a chi resiste alla tentazione della disperazione e questa resistenza si fonda sulla fede nella promessa del Signore, nel fare memoria della promessa che Cristo ha fatto di pregare per noi.
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