15 aprile 2022
Liturgia della Croce – Venerdì Santo
Omelia di fr. Sabino Chialà, priore di Bose
Dopo la scena di intimità in cui aveva mangiato con i suoi e aveva lavato loro i piedi, Gesù esce progressivamente da quello spazio familiare e affronta i vari volti della città, simbolo del mondo e della vita. Aveva iniziato con la cena: un piccolo cono di luce all’interno di una tenebra sempre più spessa; un seme affidato ai discepoli perché potessero attraversare il muro che stava per ergersi davanti a loro e alla loro vicenda di discepoli con il loro Maestro. Il germe di un Signore che si fa servo, lavando loro i piedi, perché continuino a camminare; e che chiede ai suoi di fare altrettanto, gli uni nei confronti degli altri, perché si incoraggino reciprocamente a camminare.
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14 aprile 2022
Missa in Coena Domini
Omelia di fr. Sabino Chialà, priore di Bose
Abbiamo bisogno di imparare da Gesù ad affrontare anche le nostre passioni, i crogiuoli in cui vita ci induce. La passione di Cristo che noi celebriamo non è estranea alle nostre passioni, ai travagli del nostro mondo, delle nostre comunità, di ciascuno di noi. E noi vogliamo vivere questa Pasqua non come fuga da ciò che ci circonda - e che forse mai come in questo momento vorremmo non vedere – ma consapevoli del momento.
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9 aprile 2022
Osservatore Romano
di Sabino Chialà
Ogni tempo liturgico che ci è dato di vivere è un dono, un’opportunità per rimettersi in cammino, per ridare vigore ai nostri passi a volte esitanti, stanchi o delusi. Un dono che ci è offerto anche in questo tempo di guerra, patita non solo dagli abitanti dell’Ucraina, ma anche da tanti altri popoli della nostra Terra, impegnati in lotte più o meno dimenticate dall’opinione internazionale.
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Sono passati trent’anni dal martirio dei sette monaci di Tibhirine e venti da quando abbiamo ripubblicato i loro scritti (frère Christian de Chergé, Più forti dell'odio, Edizioni Qiqajon), da noi tradotti già nell’anno successivo alla loro morte. Nel frattempo si sono succeduti molti eventi – la pubblicazione di altri scritti, l’enorme successo del film Uomini di Dio a loro dedicato, la beatificazione dei monaci, del vescovo +Pierre Claverie e degli altri religiosi e religiose uccisi in Algeria tra il 1994 e il 1996 – ma la tragica attualità della loro testimonianza non è venuta meno, in un mondo in cui guerre, violenze e ingiustizie non cessano di sfigurare il volto degli esseri umani creati a immagine di Dio.
L’umanità che emerge dalla vita dei monaci di Tibhirine – un’umanità così concreta e diversificata, quotidiana e irripetibile – testimonia che la barbarie non è un destino fatale e che spetta a ciascun di noi vivere la propria fede per spegnere anziché attizzare il fuoco divorante dei conflitti mondiali. Questi uomini di Dio ci hanno mostrato che è possibile pregare anche nella tempesta e vivere la vita come dono, testimoniando la verità ultima di tutte le religioni: “Non c’è amore più grande che dare la propria vita per le persone amate”.