Ad ogni soffio di vento

Beato Angelico, Scene e storie dei padri del deserto, particolare.
Beato Angelico, Scene e storie dei padri del deserto, particolare.

Fratelli, sorelle,
dice la nostra Regola:

Avendo tu scelto di vivere la comunità e il celibato con dei fratelli e delle sorelle di cui essere custode, tu non sarai sballottato ad ogni soffio di vento e con il Vangelo terrai conto anche di essi: infatti essi sono per te la regola vivente” (RBo 4).

Commenteremo questa frase in più volte, tanto è densa e ricca. Oggi ci soffermiamo solo su quell’essere sballottati ad ogni soffio di vento. Il riferimento biblico è a Efesini 4,14, dove si dice che solo chi cresce alla statura della maturità di Cristo non sarà più “come un fanciullo in balìa delle onde, trasportato qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore”. Certamente la nostra Regola qui chiede a ciascuno di tendere, secondo le proprie forze, a una dimensione di saldezza.

I soffi di vento e le onde sono in realtà movimenti interiori, umorali, emotivi, psicologici, che si manifestano in maniere differenti. Per esempio, nell’essere dipendenti da altri, da un altro, fino a non avere un proprio ubi consistam, una consistenza propria, a non avere una parola propria ma a essere in balìa dell’ultima persona che ci ha parlato, a ripetere parole altrui che ci ammaliano e seducono, a sottometterci a chi è più potente o prepotente.

O nell’essere così scissi in se stessi da non saper abitare la propria parola ma mutandola a seconda degli interlocutori e delle situazioni e non facendosi così mai conoscere in verità agli altri e forse non sapendo nemmeno noi stessi chi si è e cosa vogliamo. O nell’essere mancanti di autonomia, nell’essere dipendenti fino a delegare la propria coscienza e le proprie azioni ad altri. O nell’essere così dominati dalla paura, da tante paure, che uno non riesce ad attivare la propria libertà e a manifestarsi come soggetto davanti agli altri.

Giustamente la lettera agli Efesini parla di bambini, di fanciulli, perché si tratta proprio di immaturità, di infantilismo, di libertà a scartamento ridotto, di inibizione a crescere e divenire adulti, dunque responsabili delle proprie parole ed azioni. La lettera di Giacomo dice che questi atteggiamenti sono propri di persone esitanti, indecise, instabili in tutte le loro azioni, “come l’onda del mare mossa e agitata dal vento” (Gc 1,6). Radicamento in Cristo e oggettività comunitaria, Regola e regola vivente che sono i fratelli: questo può aiutare a uscire dallo stadio infantile, immaturo, manipolabile, e dall’essere in balìa dei nostri umori. Perciò, fratelli e sorelle, siamo sobri e vigilanti perché il nostro Avversario, il Divisore, come leone ruggente si aggira cercando una preda da divorare. Resistiamogli forti nella fede e perseguendo la virtù della saldezza. E tu, Signore, abbi pietà di noi.

fratel Luciano