La vita comune è Vangelo

Beato Angelico, Scene e storie dei padri del deserto, particolare.
Beato Angelico, Scene e storie dei padri del deserto, particolare.

Fratelli, sorelle,

Il ricchissimo paragrafo 4 della nostra Regola dice:

“Nessuno può pretendere di pervenire alla perfezione evangelica solo con la conoscenza personale delle sante Scritture: è nella comunità dei fratelli che tu puoi interpretarle, viverle e metterle in pratica senza cercare il tuo interesse” (RBo 4).

Occorre vivere le Scritture per poter dire di conoscerle veramente. La conoscenza non è meramente intellettuale o mnemonica, ma esperienziale. E chiede che l’esegesi sia fatta nelle relazioni quotidiane, nell’incontro con i concreti fratelli e sorelle. Se la lectio divina cerca di metterci in contatto con la vita da cui la pagina scritturistica è nata e di cui essa è testimone, essa mira anche a raggiungere la nostra vita e a darle la forma che è la forma della vita di Gesù Cristo, affinché noi ne diventiamo testimoni.

Qui vediamo come i fratelli e le sorelle siano l’occasione di vivere il vangelo, dunque di comprendere le Scritture. E l’esegesi vivente, esistenziale delle Scritture ha sempre tra i suoi punti di forza l’umiltà, intesa come adesione alla realtà e conoscenza di sé, e l’amore, la volontà di un incontro positivo con l’altro caratterizzato da ascolto, rispetto, benevolenza, responsabilità. Ovvero, mettersi alla scuola delle Scritture significa farsi trasformare dall’impatto con la realtà e dall’incontro con l’altro avendo sempre presente il primato del vangelo in ogni situazione. È così che la conoscenza delle Scritture si cala in un contesto umano e relazionale e diventa trasformativa.

Dunque, contesto di comprensione delle Scritture non è solo la lectio singola o comunitaria o la liturgia, ma la vita, la concreta vita comune. Quando diciamo che le Scritture, massimamente i vangeli, sono scuola di umanizzazione, che ci insegnano a vivere, non operiamo alcun riduzionismo delle sante Scritture, anzi, diciamo che il fine della parola di Dio contenuta nelle Scritture è divenire carne nella nostra carne, di ispirare gesti e parole, modi e forme del nostro vivere insieme con gli altri.

La vita comune è dunque luogo di esperienza del vangelo, ma è Bibbia essa stessa, com’è avvenuto per Gesù che ha imparato e vissuto la volontà di Dio espressa nella Torah divenendo nella sua carne esegesi della Parola, anzi Parola di Dio fatta carne. E tutto questo lo vediamo negli incontri di Gesù, nel suo parlare, nel suo agire, nel suo amare, nel suo vivere e nel suo morire. Perciò, fratelli, sorelle, siamo sobri e vigilanti, perché il nostro Avversario, il Divisore, come leone ruggente si aggira cercando una preda da divorare. Resistiamogli forti nella fede. E tu, Signore, abbi pietà di noi.

fratel Luciano