Crisi salutari

Particolare della Tebaide, 1336-1341, attribuito a Buffalmacco (attivo ca 1314-ca 1351), affresco trasferito su tela, 564x1497 cm, Sala degli Affreschi, Camposanto Monumentale, Piazza del Duomo o Piazza dei Miracoli, Pisa.
Particolare della Tebaide, 1336-1341, attribuito a Buffalmacco (attivo ca 1314-ca 1351), affresco trasferito su tela, 564x1497 cm, Sala degli Affreschi, Camposanto Monumentale, Piazza del Duomo o Piazza dei Miracoli, Pisa.

Fratelli, sorelle,

la nostra Regola al paragrafo 16 più volte parla di crisi che può investire la comunità e che attraversa e colpisce il singolo: possono venire tempi in cui “la comunità conosce giorni cattivi”, “tempi di non chiarezza”, così come per il singolo vengono giorni in cui “tu metti in discussione la tua vocazione”. Ciò che forse stupisce è che la Regola afferma a un certo punto che “queste crisi invero sono salutari” (RBo 16).

Come possono essere salutari le crisi? Quando siamo nel pieno di una crisi in realtà ci sentiamo smarriti e persi, come se ci venisse a mancare la terra sotto i piedi e non vedessimo un futuro davanti a noi. La nostra Regola suggerisce due vie attraverso cui la crisi diventa salutare: la prova e il ricominciamento. Una prima dimensione della crisi che ne dice la possibile valenza salutare è che essa è una prova, ci passa al vaglio. “Questi giorni”, dice la Regola, “sono giorni di prova”. Nella crisi sentiamo che non siamo più in asse con ciò che viviamo, a volte sentiamo disagio non solo nei confronti degli altri con cui viviamo, ma anche nei confronti di noi stessi. Nella crisi non riusciamo più ad abitare noi stessi, ci percepiamo come fuori luogo. La crisi ci situa nell’incertezza. Ma questo è il suo lavoro in quanto prova: è un invito a passare dalle risposte alle domande, a interrogarci di nuovo, a renderci conto che i binari su cui la nostra vita stava scorrendo erano in origine nient’altro che risposte a domande. E che tutto questo necessita di un rinnovamento.

Ecco dunque la seconda maniera con cui la crisi è salutare: ci chiede un ricominciamento. Le crisi, dice la Regola, ti ricordano “che la vita si ricomincia ogni giorno”. La prova ci chiede di cambiare le lenti con cui guardiamo la vita. E in questo, mentre ci mette in discussione, ci fa compiere un lavoro di verità. In questo può essere salutare, la crisi. Il farsi strada in noi della verità è sempre doloroso. Il rinnovamento a cui ci chiama la crisi – e che necessita dell’aiuto di chi sappia aiutarci a discernere, a oggettivare, a non precipitarci a decisioni istintive (altrove la Regola dice: “È a chi presiede che manifesterai le tue passeggere esitazioni, i tuoi dubbi, le tue crisi, le tue difficoltà”: RBo 30) – diviene ricominciamento con un punto di vista diverso, con un equilibrio rinnovato, con motivazioni nuove e purificate. La crisi è salutare anche perché ci porta a ri-motivarci riconoscendo che i motivi che hanno retto finora il nostro cammino necessitano di un rinnovamento, di un adeguamento alla situazione personale nuova che ora viviamo, alla nuova fase anagrafica ed esistenziale in cui siamo entrati. Del resto, anche nell’esperienza biblica, la crisi è ciò che, anche attraverso la sofferenza, conduce una persona a proseguire il cammino di fede rinnovandolo. Le crisi ci danno intelligenza di noi stessi e ci possono condurre a obbedire al Signore che ci parla attraverso gli eventi della vita.

Perciò, fratelli e sorelle, siamo sobri e vigilanti, perché il nostro Avversario, il divisore, come leone ruggente si aggira cercando una preda da divorare. Resistiamogli saldi nella fede e pronti ad attraversare le crisi come momento di rinnovamento della nostra sequela e della nostra vocazione. E tu, Signore, abbi pietà di noi.

fratel Luciano