La Pasqua di sr. Lucia

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Pubblichiamo il testo dell'omelia tenuta dal vescovo + Romano Rossi in occasione della liturgia funebre per la nostra sorella Lucia, svoltasi presso la chiesa del monastero venerdì 20 gennaio

L’amore non ce la fa a strappare le persone amate dalla morte. Se questo potesse avvenire, ma non avviene, non avviene nelle famiglie, non avviene da nessuna parte, se potesse avvenire sr. Lucia non sarebbe morta perché negli anni della sua permanenza qui e in particolare durante la sua ultima malattia è stata al centro di un abbraccio incessante di attenzioni e di delicatezze. Permettetemi allora, cari fedeli, di esprimere le condoglianze cristiane alla comunità di questo monastero e in particolare l’ammirazione – anche la riconoscenza, perché i buoni esempi ci fanno bene – per come sono state capaci di amarla, di accompagnarla, di partecipare con intelligenza e fedeltà alla sua sofferta agonia. D’altra parte anche lei aveva messo il suo contributo, sia negli anni di permanenza in questa comunità – la ricordiamo tutti al secondo posto nel coro, entrando da questa parte, signorile, discreta; poi magari abbiamo avuto modo anche di incontrarla, in particolare negli ultimi tempi, in portineria –, ma anche in tutto il decorso di questi ultimi anni, una presenza discreta, delicata, accondiscendente, costruttiva, un ponte, un ponte gettato tra le sorelle benedettine e le sorelle di Bose.

Tuttavia le ultime settimane di vita di questa creatura così dolce sono state molto sofferte, sono state settimane di grande sofferenza, di pesante sofferenza, fisica e con tutte le ripercussioni su tutti gli altri piani della persona, dove, se non è mai mancata la serenità, è stata anche presente tanta sofferenza che in qualche occasione ha sfiorato l’angoscia. E loro sempre accanto. Hanno avuto persino il tempo, le sorelle, di dimostrare al Signore come sarebbero state pronte ad accoglierla di nuovo in comunità e vedere, nella precarietà di una situazione così instabile, come continuare ad amare. In questo momento questo è un grande conforto, una grazia di Dio, una conferma del Signore, una benedizione del Signore, e ha contribuito ad affratellarvi, a fare comunione, a consumarvi le une per le altre, più forse che situazioni facili. Però ciò non toglie che stiamo facendo i conti con una morte, una morte sofferta, piena di sofferenza, che schiaccia, che taglia, che sbarra la strada. Letteralmente che ti toglie il fiato, che ti spenge la vita respiro dopo respiro. E abbiamo tanto bisogno di sentire oggi illuminare questo momento, questa sofferenza che non possiamo, non vogliamo dimenticare, alla quale siamo anche per prepararci per quello che ci riguarderà, illuminarla con l’angoscia di Gesù.

Il vangelo di Giovanni non riporta l’agonia di Gesù nell’orto degli Ulivi; riporta l’arresto, non l’agonia come la riportano i sinottici. L’angoscia dell’agonia è qui: “Adesso l’anima mia è turbata” – è il verbo che fa da ponte con gli altri vangeli –; “Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?” – è l’equivalente della frase: “Padre se è possibile passi da me questo calice” –. No, dirò: “Padre glorifica il tuo nome” – è l’equivalente di dire: “Non ciò che voglio io ma ciò che vuoi tu”. Sottolineo questo perché non ci facciamo illusioni, perché non ci facciamo un’immagine irreale, più cristiana di Cristo, come se l’angoscia, la sofferenza dell’animo, fosse una diminuzione o addirittura una colpa. “Adesso l’anima mia è turbata”. È vero, sr. Lucia ha trascorso decine e decine di anni a far salire al Signore, anche per noi, l’amen della lode: il “sì Signore”, il “sì Padre”. Stringi stringi la preghiera è sempre una: “sì Padre”. In fondo, sr. Lucia ha trascorso la sua vita rinnovando il suscipe, la preghiera di consegna: prendimi Signore, prendimi tutta, prendimi in te. Ma questo non ci permette di trasformare la malattia, la passione e la morte in una passeggiata, però ci aiuta e soprattutto ci prepara. E credo che anche questo momento sia un esercizio di preparazione oltre che l’amen eucaristico della lode al Signore. Ci prepara a ricordare bene a che cosa il Signore ci chiama. Voi fedeli fate bene a giudicare i preti e le monache da come muoiono. Non vi capita con molta frequenza di assistere, ma lo immaginate e ce lo dite: se non morite voi sereni…, vorrei sapere che ti sei fatto monaco, prete, a fare se davanti alla morte reagisci come tutti. Questo contiene una parte di verità e una parte di illusione o di presunzione. Contiene una parte di verità perché aspettate una testimonianza di vita credente; contiene una parte di illusione nella misura in cui voi scambiate la fede con il coraggio. La fede non è forza, non è indifferenza, non è insensibilità. Qui c’è l’errore in cui un sacco di persone cadono. L’atto di fede non consiste nell’esprimere il proprio coraggio davanti al Signore, ma nel consegnare nelle mani del Signore la paura e la debolezza, l’incomprensione, la tenebra: “All’ora sesta si fece tenebra su tutta la terra”. Soprattutto si fece tenebra in Lui. La grandezza di Gesù e del credente è che la tenebra impedisce tutto tranne la consegna, tanto più grande quanto sembra che a predominare sia l’abbandono. E la consegna ha tutto il suo pieno valore quanto più è forte il senso della solitudine e della sconfitta. Questo è il sì, questo metti nelle mani.

Sr. Lucia era senza parola, ma per gridare la propria fede non serve la parola, forse il silenzio è più efficace. L’umile serva del Signore. Quella che si consegna, quella la cui speranza non è la mia forza, ma la tua mano, la tua presenza, la tua compagnia. E questo si è visto perché è stato l’esito: questa ultima consegna è stato l’esito di una vita delicata, discreta, signorile, di consegna, di consegna. Non un’affermazione di fede, ma un’affermazione di Lui, quando magari solo lo sguardo permette ancora di lanciare un segnale, che le sorelle hanno certo custodito perché anche l’altro ieri, mercoledì, due, come una rondine bianca e una rondine nera, sono partite per imparare eventualmente a poterla accudire anche fuori dell’ospedale. Ci conceda il Signore di intravvedere allora attraverso il mistero della morte il cammino che ci insegna la verità sul nostro vivere.
+ Romano Rossi, vescovo di Civita Castellana

 

La Pasqua di sr. Lucia

Mercoledì 18 gennaio la nostra sorella Lucia è passata da questo mondo al Padre, così incontrando il volto di quel Signore che ha cercato con fedeltà e umiltà lungo più di cinquant’anni di vita monastica. 
La liturgia funebre sarà celebrata presso la chiesa del monastero venerdì 20 gennaio alle ore 15.00. Chi desiderasse partecipare è pregato di comunicare la propria presenza.
Grate al Signore per la fraternità vissuta con sr. Lucia, vi chiediamo un ricordo nella preghiera.

Le sorelle tutte

 

Monastero di Bose - Fraternità di Civitella San Paolo (Roma)

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