La chiesa nella compagnia degli uomini

Domenica 10 Giugno 2018

Enzo Bianchi
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Ascolta un passaggio dell'incontro

Domenica 10 giugno fr. Enzo Banchi, fondatore della comunità di Bose, ha tenuto la terza e ultima giornata sulla vita cristiana, in questa occasione dedicata al rapporto con il mondo e con la storia: il cristiano “nella compagnia degli uomini”. Durante la mattinata fr. Enzo ci ha fatto percorrere un “tragitto di memoria” per vedere come il problema del rapporto con il mondo si fosse posto fin dalla Chiesa primitiva, sottolineando la “plurivocità” delle soluzioni adottate dalla multiformità delle comunità cristiane: vi erano comunità che si ponevano come alternative, eversive; altre come minoranze che cercavano di essere significative; vi erano situazioni in cui i cristiani vivevano un rapporto positivo con la società senza distinguersi per la maggior parte degli aspetti della vita e circostanze in cui i cristiani mostravano riserve nei confronti della società (si pensi alla questione dell’arruolamento nell’esercito).

Alla base di tutte queste esperienze c’è un presupposto: la vita cristiana nel mondo è quella che è stata vissuta innanzitutto da Cristo, che non è rimasto nel deserto, ma ha deciso di andare in Galilea, “crocicchio di etnie, di lingue, di culture diverse, in una casa, a Cafarnao, tra gli uomini, andando nei villaggi e incontrando tutti, vecchi e giovani, malati e sani, giudei e pagani”. Come fr. Enzo aveva sottolineato nella seconda giornata, i cristiani negli ultimi decenni stanno diventando una minoranza, al pari delle altre comunità religiose. La questione importante non è, oggi, la numerosità, ma quanto riusciamo ad essere significativi. Nel pomeriggio fr. Enzo ha declinato le istanze secondo lui essenziali perché la comunità cristiana sia significativa, l’essenziale del nostro stare nel mondo come cristiani.

Il primo spunto è stato preso dalla lettera ai Romani (12,1): “Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente perché questo è il culto vero a Dio”. Si tratta di offrire a Dio il nostro intero essere umano in relazione con gli altri, il nostro vivere, la nostra esistenza concreta. Soprattutto bisognerebbe pensare di più nella vita quotidiana, trasmettendolo anche alle nuove generazioni, che la vocazione cristiana è innanzitutto vocazione alla vita: “abbiamo una vita sola che richiede di essere vissuta con le sue relazioni, storie d’amore, fatiche, sofferenze, acquisizioni, gioie”. “Prima di ogni altro impegno, la vita stessa è il grande impegno cristiano e la vita cristiana è una vita umana, umanissima, vissuta però avendo un fine, la carità”. Più importante e determinante del motivo dello “stare bene con se stessi”, imperante nella spiritualità odierna, è l’amore che viviamo. I

l secondo spunto  riguarda invece l’aspetto della non conformità alla mentalità del mondo (Rom 12,2), che oggi significa “rompere con il conformismo regnante”. Questa rottura, che si basa soprattutto sull’opzione per l’umanizzazione, l’amore reciproco, la solidarietà, la gratuità e l’attenzione per gli scarti della società, non è “contro qualcuno, in condanna degli altri, e neanche un’’imposizione, ma un camminare comune per una convivenza migliore, per una società più bella”.
L’ultima parte dell’incontro è stato dedicato alle domande da parte dei come sempre numerosi ascoltatori che hanno portato a un ricchissimo scambio.

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