Quei «padri» che aprono alla vita nello Spirito

 

XVI Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
LA PATERNITÀ SPIRITUALE NELLA TRADIZIONE ORTODOSSA
Bose, 18-21 settembre 2008
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

© Avvenire, 19 settembre 2008, Catholica 23QUEI PADRI CHE APRONO ALLA VITA DELLO SPIRITO
 
Avvenire, 19 settembre 2008
da Bose, ANTONIO GIULIANO
 

Il sole faceva capolino ieri sulla collina di Bose incuneandosi tra platani maestosi e fitte conifere.
Quasi a incoraggiare la ricerca di quella luce interiore che ha spinto oltre duecento religiosi e religiose da tutt’Europa quassù, in questo luogo lontano dal trambusto mondano. Fino a domenica esponenti di tutte le confessioni cristiane saranno protagonisti della XVI edizione del Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa. Un evento promosso e organizzato dal Monastero di Bose in collaborazione con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e il Patriarcato di Mosca. Pur nelle diversità delle tradizioni, Oriente e Occidente cristiano si sono incontrati nuovamente per dare una bussola all’uomo contemporaneo. Presenti il vescovo Savvatij di Ceboksarsk del Patriarcato di Mosca e il cardinale Achille Silvestrini, prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali. La «Paternità spirituale nella tradizione ortodossa» è il tema di quest’anno tanto caro al cristianesimo orientale. «Come non si riceve la vita senza genitori – ha spiegato in apertura Enzo Bianchi, priore di Bose – così non si ricevono la Parola di Dio e i fondamenti della vita nello Spirito senza un padre spirituale saldamente radicato al Vangelo di Cristo».

In un clima fraterno rinfrancato dalla pace del luogo, i testimoni dell’ortodossia nelle varie tradizioni, bizantina, russa, serba, georgiana e romena, hanno voluto sottolineare l’importanza che un sacerdote, un frate o una suora possono avere nell’esistenza del credente. «Cristiani non si nasce, ma si diventa», sentenziava Tertulliano, grazie alla mediazione di un padre o di una madre capaci di accompagnarci nei segreti della nostra interiorità. Ma guai a rimanere soli di fronte alle insidie del maligno, come avverte l’Ecclesiaste: «Guai a chi è solo perché, se cade, non ha nessuno che lo rialzi» (Qo 4,10).

Le Scritture non parlano esplicitamente del padre spirituale, ha ricordato ancora Enzo Bianchi, ma il suo ruolo è più volte sottolineato nella «Filocalìa» (dal greco «amore di ciò che è bello»), l’antologia che raccoglie le citazioni dei padri della Chiesa, dei monaci e degli eremiti dal IV al XV secolo. In questo testo, che mai mancava nella bisaccia del «Pellegrino russo», c’è scritto: «Non vi è altra via sicura di salvezza che quella di manifestare i propri pensieri ai padri e di ricevere da essi la regola della virtù piuttosto che seguire il proprio giudizio». Eppure nella Bibbia abbondano i precursori e i modelli della paternità spirituale: Giuseppe per il faraone, Mosè per Giosuè, Eli per Samuele, e poi nel Nuovo Testamento Giovanni Battista, Paolo di Tarso e soprattutto Cristo con i suoi discepoli. E sulla scia di questi esempi emersi nel convegno, si è levata anche l’esortazione affinché nessun protagonismo animi i padri, che devono rifulgere soltanto per l’esempio evangelico. In quest’ottica il vescovo Athenagoras di Sinope, del Patriarcato di Costantinopoli, ha voluto ricordare un testimone contemporaneo, il metropolita Emilianos di Silyvria, scomparso di recente. Prima che la riflessione proseguisse con due baluardi della storia della Chiesa: Basilio di Cesarea e Giovanni Crisostomo. Nella quiete di Bose riecheggiava così la preghiera di san Simeone: «Signore, degnati di inviarmi un uomo che ti conosce, perché, servendolo come te stesso e sottomettendomi a lui con tutte le mie forze, e compiendo così la tua volontà obbedendo alla sua, io possa essere gradito a te, la luce vera».

da Bose, ANTONIO GIULIANO

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