Preghiera dei giorni: martedì (III)
16 giugno 2026
Il giorno risplende di luce
la terra è ripiena di gloria
torniamo a pregarti con fede
o Cristo Signore del mondo.
Il giorno risplende di luce
la terra è ripiena di gloria
torniamo a pregarti con fede
o Cristo Signore del mondo.
Gesù, come il Servo del Signore profetizzato da Isaia, ha vocazione di rivolgere la parola innanzitutto agli sfiduciati, a chi patisce la propria povertà e rischia di perdere, o ha già perso, la speranza. Per questo parla loro dell’amore fedele di Dio e del suo regno. E si rivolge a loro ricordando la promessa di Dio, del Dio eternamente fedele a poveri e afflitti, alle vittime della storia che patiscono la nostra ingiustizia.
Gesù ha parlato, ha insegnato alle folle che l’hanno ascoltato a lungo. Ora sembra rivolgersi più ai suoi discepoli, a quelli che lo frequentavano, a quelli che lo chiamano “Signore, Signore”, e quindi anche a noi che lo ascoltiamo oggi in questo brano del suo Vangelo.
Il vangelo di oggi fa parte del lungo discorso che Gesù rivolge ai suoi discepoli dopo la lavanda dei piedi e il tradimento di Giuda Iscariota. Gesù annuncia l’avvicinarsi della sua glorificazione, la sua passione, morte e resurrezione e vuole rassicurare i discepoli che la comunione con loro non verrà meno.
Nel suo insegnamento sulla preghiera Gesù insiste sulla fiducia nel chiedere, e sul dovere di farlo continuamente, “senza stancarsi”. La nostra esperienza ci dice che è solo in un rapporto di piena fiducia e davanti a una persona dalla quale ci sappiamo amati senza riserve, che possiamo osare di porre ogni tipo di domanda, senza timore di far brutte figure, di essere ridicolizzati o giudicati. La fiducia ha la meglio sull’imbarazzo e sul timore di chiedere. Per Gesù anche con Dio, il Padre, è così. Ce lo dicono questi insegnamenti sulla preghiera che fanno da contesto alla consegna del Padre nostro ai discepoli (cf. Lc 11,1-4).
Nei versetti immediatamente precedenti il passo evangelico odierno Gesù ha compiuto gesti simbolici e pronunciato parole profetiche circa un albero di fico e il tempio di Gerusalemme. All’albero che non aveva frutti Gesù si è rivolto dicendo “Nessuno mai più in eterno mangi frutto da te” e nel Tempio ha scacciato chi vendeva e comprava gli animali per i sacrifici, e ha rovesciato i tavoli dei cambiamonete, accompagnando questi gesti con la parole che denunciavano la trasformazione blasfema della “casa di preghiera per tutte le genti” in “covo di ladri”.
Ha detto papa Francesco: “Chiedere, supplicare. Questo è molto umano ... A volte noi possiamo credere di non aver bisogno di nulla, di bastare a noi stessi e di vivere nell’autosufficienza più completa. A volte succede questo! L’essere umano è un’invocazione, che a volte diventa grido, spesso trattenuto ... A volte sembra che tutto crolli, che la vita vissuta finora sia stata vana. E in queste situazioni apparentemente senza sbocchi c’è un’unica via di uscita, il grido, la preghiera: ‘Signore, aiutami!’. La preghiera apre squarci di luce nelle tenebre più fitte.