Cercare la fame per chi ha il pane
Quando camminiamo, non possiamo procedere con troppi pesi, altrimenti non arriveremo lontano. Il viaggiatore o il pellegrino devono accettare di fare l’esperienza di vivere di ciò che è quotidiano, di ogni giorno.
Quando camminiamo, non possiamo procedere con troppi pesi, altrimenti non arriveremo lontano. Il viaggiatore o il pellegrino devono accettare di fare l’esperienza di vivere di ciò che è quotidiano, di ogni giorno.
Il credente è “straniero” e “pellegrino” in questo mondo, rifiuta di installarsi nel mondo e di identificarsi con il “qui e ora”: “La nostra cittadinanza è nei cieli”
Pregare, e anche soltanto parlare della preghiera sembra difficile oggi. Perché? Il fatto è che non sappiamo tanto bene con che cosa si deve pregare. Con le labbra recitiamo delle formule, con l’intelligenza riflettiamo e meditiamo; lo spirito e l’anima si elevano fino a Dio. Ma che cosa significano, cosa celano queste formule? Con che cosa esattamente preghiamo?
Il significato originario della parola “conversione” (in greco metánoia) è “cambiamento del modo di pensare”, ovvero “trasformazione nello Spirito”: è un rinnovamento dell’intimo della persona, rinnovamento donato da Dio dopo il battesimo mediante la confessione. Si tratta di un innalzamento continuo della natura umana che necessita della percezione del peccato, del pentimento rispetto a esso, della confessione. Sono tutte situazioni in cui, umiliandoci, impariamo l’umiltà. La conversione è la concretizzazione del detto evangelico: “Chi si abbassa sarà innalzato” (Lc 18,14). Più ci umiliamo, più ci innalziamo e ci trasformiamo. La conversione e quindi un’operazione di trasformazione continua.
Nella chiesa del tempo postconciliare, da quando papa Giovanni con il suo discernimento profetico individuò tra i “segni dei tempi” l’ingresso della donna nella vita pubblica, più volte sentiamo voci – a cominciare da quelle dei papi – che si levano per chiedere una più grande valorizzazione della donna nella chiesa, una sua maggior partecipazione alle diverse istituzioni che la reggono e la organizzano, un riconoscimento a lei di tutte le facoltà che in quanto battezzata (e ciò vale anche per i laici battezzati) possiede di diritto.
Il Regno che Gesù annuncia avrà ben poco in comune con le nostre società terrene: per questo siamo così restii a entrare in quell’ottica. Tendenzialmente saremmo portati ad applicare al Regno gli stessi criteri che funzionano così bene nei nostri regni, mentre, tra il regno di Gesù e i nostri, non solo le gerarchie non corrispondono, ma seguono una logica diametralmente opposta.
Gli autori del Nuovo Testamento, fatta eccezione per quello dell’Apocalisse, mostrano scarso interesse per il mondo delle stelle. Una sola stella brilla in modo particolare nel firmamento degli evangelisti, vale a dire quella che, secondo Matteo, guida i magi verso il bambino di Betlemme.