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I limiti come apertura alla vita - capodanno 2021

Preghiera scritta da un giovane contadino sudamericano
Signore,
alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,
grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo.
Ti regalo quanto ho fatto quest’anno:
il lavoro che ho potuto compiere,
le cose che sono passate per le mie mani
e quello che con queste ho potuto costruire.
Ti offro le persone che ho sempre amato,
le nuove amicizie, quelli a me più vicini,
quelli che sono più lontani,
quelli che se ne sono andati,
quelli che mi hanno chiesto una mano
e quelli che ho potuto aiutare,
quelli con cui ho condiviso la vita,
il lavoro, il dolore e l’allegria.
Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono
per il tempo sprecato, per i soldi spesi male,
per le parole inutili e per l’amore disprezzato,
perdono per le opere vuote,
per il lavoro mal fatto,
per il vivere senza entusiasmo
e per la preghiera sempre rimandata,
per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi,
semplicemente… ti chiedo perdono.
Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno,
io fermo la mia vita davanti al calendario
ancora da inaugurare
e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.
Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria,
la forza e la prudenza,
la carità e la saggezza.
Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà,
chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste
o in grado di ferire,
apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni
e le sparga a ogni mio passo.
Riempimi di bontà e allegria
perché quelli che convivono con me
trovino nella mia vita un po’ di te.
Signore, dammi un anno felice
e insegnami e diffondere felicità.
Nel nome di Gesù, amen.
Arley Tuberqui

da Elena 31 dicembre 2020

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Natale, gioia profonda e semplice, speranza per tutti

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Caro amico, cara amica,

l’evento che i cristiani celebrano a Natale non è un’“apparizione” di Dio tra gli umani, ma la nascita di un bambino che soltanto Dio poteva dare all’umanità, un “nato da donna” che veniva da Dio e di lui era racconto e spiegazione (cf. Gv 1,18). La nascita di colui che è il Signore non va presa in senso metaforico, ma in tutto il suo senso reale, che il vangelo mette in evidenza quale “segno”. Per ben tre volte, infatti, Luca ripete l’immagine da guardare senza distrazioni: “un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia” (Lc 2,7.12.16)! Certo, ci sono anche la luce che avvolge i pastori, la gloria divina che incute timore, il coro degli angeli che canta la pace per l’umanità amata da Dio: ma questa è solo la cornice che pone in risalto il quadro e cerca di svelarne il senso.

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E di nuovo verrà nella gloria…

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Caro amico, cara amica,

entriamo nell’Avvento, tempo dell’invocazione e dell’attesa della Venuta (dal latino Adventus) del Signore nostro Gesù Cristo. I credenti cristiani confessano la loro fede dicendo: “Gesù Cristo si incarnò, patì sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, il terzo giorno risuscitò secondo le Scritture e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti”. Il tempo dell’Avvento è l’attesa di questo evento, attesa che sempre abita il cuore del cristiano ma che in queste settimane si fa più ardente. “Vieni, Signore Gesù, vieni presto!” (cf. Ap 22,17.20), è il grido della chiesa. Per questo san Basilio alla domanda “Chi è il cristiano?” rispondeva, tra l’altro: “Colui che resta vigilante ogni giorno e ogni ora sapendo che il Signore viene”.

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Una chiamata alla felicità

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Caro amico, cara amica,

appartieni a una generazione abituata a celebrare Halloween, e forse ti chiedi cosa sia la festa liturgica di tutti i Santi (1° novembre), o meglio della comunione dei santi del cielo e della terra. Al cuore dell’autunno, dopo le mietiture e i raccolti nelle nostre campagne, la chiesa ci invita a contemplare la raccolta presso Dio dei frutti maturi suscitati dall’amore del Signore Gesù: da Abele il giusto fino all’ultimo umano morto nell’amore. La comunione di tutti i Santi è un memoriale dell’autunno glorioso della chiesa ed è una festa contro la solitudine, contro ogni isolamento che affligge il cuore umano. Ricordalo…

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Libro plurale e dialogico

La Bibbia si presenta come un complesso di libri, una biblioteca che riunisce testi differenti. Il termine stesso “Bibbia” è traduzione italiana del neutro plurale greco tà biblía, “i libri”. La Bibbia è un libro di libri: quarantasei libri formano l’Antico Testamento e ventisette il Nuovo Testamento. 

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Scrittura e incarnazione

La lettura credente della Scrittura la confessa come corpo di Cristo: “Il suo corpo è la trasmissione ininterrotta delle Scritture”; il corpo scritturistico è tradizionalmente considerato, per analogia con il corpo fisico del Cristo, come forma di incorporazione del Logos. Come c’è una kenosi, una discesa della Parola nella carne (sàrx), così c’è una kenosi, un abbassamento della Parola in parole umane, in parole scritte (graphé).

 

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La spada della Parola

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Qual è la spada che Gesù porta? Non è la spada del guerriero. Gesù è un profeta disarmato. I suoi discepoli avevano un paio di spade, ma quando Pietro la brandì nel Getsemani, per colpire il servo del sommo sacerdote, Gesù per primo gli intimò di riporre la spada nel fodero, “perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada” (Matteo 26,52

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