14 maggio

APOSTOLO MATTIA, Duccio di Buoninsegna
APOSTOLO MATTIA, Duccio di Buoninsegna

Mattia
apostolo

A seguito del tradimento di Giuda, dopo la morte e resurrezione di Gesù gli apostoli ritennero necessario riportare a dodici il loro numero totale, poiché Gesù stesso lo aveva stabilito, profetizzando che i Dodici, alla sua venuta nella gloria, si sarebbero seduti su dodici troni per giudicare le dodici tribù d'Israele.
Mattia aveva seguito Gesù e ascoltato il suo insegnamento fin dall'inizio della sua predicazione, ed era stato fra i testimoni della resurrezione. Aveva dunque i requisiti indispensabili per entrare a far parte del collegio apostolico.
L'elezione di Mattia, che a un primo sguardo potrebbe sembrare affidata al caso, testimonia in realtà che a scegliere i suoi ministri è Dio stesso. Per questo, diverse chiese hanno mantenuto lungo i secoli un sistema analogo di elezione quando si tratta di scegliere fra candidati egualmente degni a un incarico ecclesiale, come la chiesa copta e quella serba, che ancor oggi affidano all'estrazione effettuata da un bambino bendato la scelta del loro nuovo patriarca.
Non si sa con precisione dove Mattia abbia poi svolto il suo ministero, e neppure dove sia morto. Secondo un'antica tradizione egli portò il vangelo in Etiopia e qui donò la vita per Cristo nel martirio.


TRACCE DI LETTURA

La fede cristiana articola in modo originale la rivelazione e la storia, l'Evangelo come evento fondatore e l'Evangelo come buona notizia da trasmettere. Essa rivendica un inizio nella storia, per poi proclamare che l'autentica portata di tale origine divina sarà percepibile e salvifica attraverso l'indispensabile mediazione di uomini e di donne. Gesù Cristo è questa origine divina, personale: è l'evento fondatore. Ma Dio ha bisogno di uomini e di donne, l'Evangelo deve continuare ad essere annunciato. E' il compito dei testimoni della Parola, di coloro che a tal fine sono stati inviati. E' questa del resto l'etimologia della parola «apostolo».

(F. Bovon, L'Evangelo e l'Apostolo)


PREGHIERA

Dio di amore,
che hai associato Mattia tuo fedele testimone
al collegio dei dodici apostoli,
accordaci di vivere la tua chiamata
come un dono inatteso
e di sperimentare sempre la tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore.


LETTURE BIBLICHE
At 1,15-17.20-26; Gv 15,9-17


ISACCO DI NINIVE
ISACCO DI NINIVE
Isacco di Ninive
(VII sec.)
monaco

Isacco il Siro (o di Ninive) nacque nella prima metà del VII secolo nella regione del Qatar, sulle rive del Golfo Persico.
Ordinato vescovo dal catholicos di Seleucia-Ctesifonte tra il 661 e il 681, gli fu affidata la chiesa di Ninive. Ma dopo soli cinque mesi egli abbandonò il servizio episcopale, ritirandosi nel monastero di Rabban Shabur, nell'attuale Iran. Qui trascorse gli ultimi anni di vita e, divenuto cieco per «l'assidua lettura della Scrittura», dettò i suoi insegnamenti spirituali ai discepoli che li misero per iscritto. Alla sua morte, avvenuta verso la fine del VII secolo, Isacco fu sepolto nello stesso monastero di Rabban Shabur. Il suo insegnamento, trasmesso da due collezioni di discorsi, fu riconosciuto fin dal IX secolo come uno dei pilastri della spiritualità cristiana; e, nonostante le lacerazioni ormai ben profonde tra le chiese, questi scritti conobbero una straordinaria diffusione, come testimoniano le antiche traduzioni in greco, arabo, georgiano, etiopico, slavone e latino. Profondo conoscitore dell'umano oltre che del divino, appassionato investigatore dell'incarnazione di Cristo, Isacco invita a leggere nell'umano il divino e nel divino l'umano: «Sforzati di entrare nella stanza del tesoro del tuo cuore e vedrai il tesoro del cielo ... Trova la pace in te stesso, e sia la terra che il cielo ti ricolmeranno di pace». Tutto però dev'essere custodito da quelli che sembrano essere i due contrafforti del suo insegnamento spirituale: l'umiltà e la compassione. Così riassume il suo pensiero un monaco arabo del IX secolo: «Isacco ha predicato con insistenza l'amore della misericordia, che è il fondamento dell'adorazione, e l'umiltà che è il baluardo della virtù».
La data odierna è quella dell'unico antico sinassario orientale che riporta espressamente la memoria di Isacco di Ninive.


TRACCE DI LETTURA

Colui che manca di conoscenza della propria infermità, manca di umiltà; chi manca di umiltà, manca di pienezza; e chi manca di pienezza è ancora pauroso.

Senza l'umiltà non può essere sigillata la fatica dell'uomo: sul documento della sua liberazione non è stato ancora apposto il sigillo dello Spirito; egli è ancora schiavo e la sua fatica non si è innalzata al di sopra della paura. Senza l'umiliazione, la fatica dell'uomo non è consolidata; senza le tentazioni, egli non può acquisire la sapienza; e senza la sapienza non può giungere all'umiltà.

C'è un'umiltà che viene dal timore di Dio, e ce n'è una che viene dall'amore di Dio. C'è chi è stato reso umile dal timore di lui, e c'è chi è stato reso umile dalla gioia di lui. All'uno si accompagna la compostezza delle membra, l'ordine nei sensi e un cuore sempre contrito; all'altro invece una grande dilatazione e un cuore che fiorisce e che non può essere contenuto.

(Isacco di Ninive, Discorsi spirituali )


PREGHIERA

Dio di tenerezza e di amore,
che attraverso Isacco
e i santi padri della chiesa siriaca
ci hai dato una narrazione
di Gesù mite e umile di cuore,
donaci lo Spirito santo
affinché viviamo radicalmente
il santo vangelo
e il comandamento nuovo della carità
verso tutte le creature.
Per Cristo nostro Signore.



LE CHIESE RICORDANO...

ANGLICANI:
Mattia, apostolo

CATTOLICI D'OCCIDENTE:
Mattia, apostolo (calendario romano e ambrosiano)

COPTI ED ETIOPICI (6 bašans/genbot):
Isacco di Tiphre (+ 306 ca), martire (Chiesa copta)
Salome(XV sec.), monaca (Chiesa etiopica)

LUTERANI:
Nikolaus von Amsdorf (+ 1565), vescovo in Sassonia

MARONITI:
Bonifacio di Tarso (+ 290), martire

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:
Isidoro di Chio (+ 251), martire
Tamara la Regina (+ 1213) (Chiesa georgiana)

VETEROCATTOLICI:
Pacomio (+ 346), abate