Sovrabbondanza paradossale

Foto di Wolfgang Hasselmann su Unsplash
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28 febbraio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,38-48 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 38«Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l'altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».


Ci fa bene ascoltare questa pagina evangelica in questo inizio del tempo quaresimale, tempo in cui rischiamo di vivere ogni tentativo di “custodire la propria vita in tutta purezza, cancellando in tali giorni santi anche tutte le negligenze commesse negli altri tempi” (Regola di Benedetto 49,3-4) come un puro esercizio di volontà. 

Le parole di Gesù oggi sono qui ad abbattere qualsiasi nostra aspirazione di questo tipo: sono inciampo, scoglio insuperabile a quella che vorremo essere una totale aderenza delle nostre esistenze al vangelo.

Gesù pronuncia parole radicali: “Io invece dico a voi … non opporsi al malvagio … porgergli anche l’altra guancia per essere schiaffeggiati … offrire il mantello … amare il nemico”: eccedenza di ogni logica ragionevole con cui noi esseri umani limitiamo le nostre vite. 

Le notizie sui giornali e le quotidiane vicende delle nostre esistenze testimoniano che tutto questo è utopia. Riarmo, violenza gratuita, clima di sospetto tra vicini, paura di qualsiasi diversità… fanno parte del nostro vissuto attuale, abitano i nostri pensieri, divengono preoccupazioni e interrogano il nostro essere uomini e donne, cristiani e cristiane. E pagine evangeliche come quella di oggi ci scuotono. Vorremmo forse saltarle, passare subito alla successiva. Ma non sarebbe la via. Credo che ci possa essere utile allora ricordare cos’è il vangelo: è buona notizia, è una parola buona e bella.

E oggi la buona notizia è la vita stessa di Gesù, il fatto che lui abbia vissuto una vita come l’ha vissuta la rende possibile anche per noi. È la sua stessa vita che Gesù ci propone come criterio ermeneutico per interpretare la norma illuminandola di un senso e di un significato nuovi. Con la stessa paradossalità con cui ha appena presentato la via delle beatitudini (cf. Mt 5,3-12), ora propone un passo ulteriore. 

Le nostre relazioni possono assumere un orizzonte molto più dilatato ed essere portatrici di beatitudine se ci lasciamo la possibilità di un amore eccessivo, irragionevole che è l’amore di Dio in noi. Un amore per essere “perfetti com’è perfetto il Padre nostro celeste” (v. 48). 

Una perfezione, di nuovo, paradossale, una perfezione del “non”, della rinuncia al mio io, all’amore a partire dalle mie regole, dai miei confini, per vivere dell’amore di Dio, sempre creativo, che trova sempre la via per amare. Quell’amore di un Dio Padre che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (v. 45), che elimina e abbatte ogni frontiera, ogni differenza che produce divisione, un Padre che si oppone al male ma guarda il malvagio con misericordia.

Gesù ci può “comandare” questo amore sovrabbondante perché non si sta rivolgendo al nostro cuore ma alla nostra volontà, alla nostra libertà e responsabilità, proponendoci un amore che non è un sentimento ma un atteggiamento fattivo, non naturale, una fatica, che si traduce in parole e gesti concreti: pregare per il nemico, salutare chi non ci saluta (cf. vv. 44.47). Gesti buoni e belli che comunicano un bene che supera anche noi: “porgere l’altra guancia … amare il nemico”. 

Questo impossibile agli uomini ma possibile a Dio (cf. Mt 19,26) è ciò che a noi rimane come possibilità, sempre, di scegliere la sovrabbondanza, la dismisura del dono senza contraccambio, la paradossalità di una fiducia fondata su una parola di promessa. Per poter così diventare chi siamo veramente: “Figli e figlie del Padre vostro che è nei cieli” (v. 45), figli e figlie che amano dell’amore del Padre.

sorella Elisa