Daremo al Signore i frutti della nostra vigna?

Foto di Adrien Olichon su Unsplash
Foto di Adrien Olichon su Unsplash

1 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 21,33-43 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù nel tempio disse ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo: 33«Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: «Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!». 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d'angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?

43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».


Ogni anno il mercoledì della Settimana santa ascoltiamo un testo evangelico che ci narra la parabola del Figlio inviato nella vigna. In questa annata “A” leggiamo la versione che troviamo nell’evangelo secondo Matteo che la Bibbia CEI intitola: “Parabola dei vignaioli omicidi”.

Così veniamo a conoscere due dei tre principali personaggi della parabola. Il terzo personaggio è il padrone della vigna. Quest'uomo possedeva un terreno e vi piantò una vigna, la circondò con una siepe e vi scavò una buca per un torchio; infine vi costruì persino una torre per difenderla dai ladri. Con tutte queste operazioni si vuole sottolineare come il padrone della vigna sia affezionato ad essa.

Come ben sappiamo il tema della vigna è molto presente all'interno della Bibbia perché il suo frutto è destinato a diventare ciò che “rallegra il cuore degli uomini”: il vino. Ma cos’è che rallegra il cuore di qualsiasi persona se non ciò che il vino rappresenta cioè l’amore?

Il proprietario vuole semplicemente che gli venga consegnato ciò che gli spetta. La vigna, Israele, ha prodotto un buon raccolto ed egli invia i suoi servi a ritirarlo. Ma i contadini, cioè i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo (cf. Mc 21,23), uno lo bastonano, un altro lo uccidono, un altro lo lapidano. Infine, manda il proprio figlio; e a questo punto i contadini scatenano la loro bramosia di possesso: lo scacciano fuori dalla vigna e lo uccidono nella speranza non solo di tenersi il raccolto, ma di appropriarsi di ciò che già stanno coltivando: la vigna.

Gesù interpreta la parabola rimandando a vari passi delle sante Scritture e sentenziando una frase che fa venire i brividi: “A voi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a gente che ne produca frutti”. Ma se la vigna ha prodotto i suoi frutti, chi non li ha prodotti sono i contadini. “Ebbene la vigna del Signore dell'universo è la casa d'Israele. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue” (Is 5,7). Questo passo del profeta Isaia è la miglior spiegazione della parabola. 

In questa Settimana santa ciascuno di noi è chiamato a vigilare sui frutti che sta producendo, per capire se ne sta facendo un “possesso geloso” teso a innalzare sé stesso e il suo piccolo o grande gruppo di potere; oppure se sta rendendo al Signore ciò che al Signore appartiene, senza volersi appropriare di ciò che in realtà gli è già stato dato.

 In sostanza questa parabola mostra l’amore di Dio per ciascuno di noi. A noi Dio affida una vigna che produce frutti stupendi. A ciascuno di noi Dio affida il suo amore. Ma noi cosa ce ne facciamo? Sappiamo rispondere al suo amore con altrettanto amore o vogliamo a tutti i costi impadronirci di ciò che ci è già dato? 

Perché arrivare alla violenza per tenere per noi ciò che ci è donato a beneficio di tutti? Perché dimentichiamo ciò che il cantico più bello della bibbia, il Cantico dei cantici, narra alla sua conclusione: “Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore non ne avrebbe che disprezzo” (Ct 8,7). L'amore non si può comprare. Non ci si può appropriare dell'amore. E tentare di farlo non può avere altro risultato che distruggere l'amore. 

fratel Dario a Cellole