“Sono proprio io!”

Foto di Janine Joles su Unsplash
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8 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 24,36-49 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 36Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».


Per la tradizione cristiana, la settimana di Pasqua è come un unico giorno: il giorno Uno degli inizi dell’universo (cf. Gen 1,5), ma anche il giorno Ottavo, quello della Pasqua, Giorno del Signore, e quindi pure l’ultimo giorno. Questa settimana/giorno è il precipitato di tutto il tempo e dei suoi miliardi di anni. In quanto tale è il giorno che rivela il senso del tempo. Il tempo è un dinamismo che, contrariamente a ciò che vediamo, dalla morte si apre alla vita, e dalle tenebre sfocia nella luce.

Ne è illustrazione l’evangelo odierno con le sue varie espressioni sconcertanti: un Gesù, che sappiamo essere stato crocifisso e sepolto, e che pure appare vivo in mezzo ai suoi discepoli spaventati – lo saremmo stati anche noi! –, uscito da chi sa dove. Un Gesù però che non si fa riconoscere dalla sua gloria, ma dalle sue ferite: corpo glorioso, ma ferito. Un corpo glorioso, eppure mangia, non qualsiasi cosa, ma del pesce arrostito, come gli umani.

Ma c’è ancora altro: il Risorto conosce la Scrittura e la cita, ma non si troverà scritto da nessuna parte che “il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati” (vv. 46-47), a meno di considerare Scrittura anche gli evangeli che conosciamo oggi (Matteo, Marco o Luca), cosa allora poco verosimile… e comunque anche là non si troverà questo testo, salvo nel brano che leggiamo oggi!

D’altronde, i due versetti precedenti confermano che Gesù pensa a “la legge di Mosè, i Profeti e i Salmi”, cioè all’Antico Testamento nelle sue tre parti costitutive, il Pentateuco, i libri profetici e gli Scritti, ma a un Antico Testamento chiuso: libro sigillato impossibile da leggere immediatamente. Ci vuole infatti una chiave, qualcosa o qualcuno che apra la mente dei lettori perché possano comprendere.

Non un esegeta patentato, né un sottile teologo; ci vuole il Risorto che, con ciò che ha vissuto, più che con le sue parole, apra le nostre menti perché possiamo riconoscere che queste parole erano davvero scritte, non nelle lettere impresse con inchiostro sulla carta, ma, potremmo quasi dire, nel “bianco” determinato dalle lettere disegnate.

Occorre cioè riconoscere, nonostante le nostre difficoltà, le nostre resistenze e le nostre incomprensioni, che quando appare il Risorto e dice: “Sono proprio io” (v. 39) – parole che evocano con forza quella detta a Mosè da Colui che abitava il roveto: “Io sono colui che è ‘Io sono’” (Esodo 3,14) –, è davvero Lui, il Nazareno, il profeta di Galilea, colui che ci narra chi è Dio.

Se è veramente Lui, allora scopriamo che l’idea di Messia che credevamo essere quella delle Scritture ebraiche: Messia glorioso e vincitore, non è quella giusta; più conforme alla realtà è la profezia di Zaccaria per il quale il Messia, fonte zampillante di vita, è “giusto, umile e salvato”, e non cavalca un cavallo, ma un puledro, come abbiamo sentito nella liturgia delle Palme (cf. Zc 9,9). 

Così pure è il nostro Dio.

fratel Daniel