Comprendere Gesù
29 aprile 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,1-13 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 1Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
2Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. 3I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va' nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. 4Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!». 5Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. 6Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto. 7Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive. 8Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». 9Dopo aver detto queste cose, restò nella Galilea.
10Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. 11I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano: «Dov'è quel tale?». 12E la folla, sottovoce, faceva un gran parlare di lui. Alcuni infatti dicevano: «È buono!». Altri invece dicevano: «No, inganna la gente!». 13Nessuno però parlava di lui in pubblico, per paura dei Giudei.
“Chi è Gesù?” è la domanda sottesa a questa parte del vangelo di Giovanni. Il contesto è quella della “festa delle capanne”, una festa gioiosa legata alla raccolta dei frutti della stagione agricola, ma che ricordava il cammino dell’esodo verso la terra promessa, da nomadi, sotto le tende, ma comunque custoditi e protetti dal Signore che non faceva mancare nulla.
Come ogni festa liturgica era l’occasione (come lo è oggi per noi) per uno sguardo diverso sulla propria vita, personale e comunitaria per rintracciarne il senso e la prospettiva più profondi, non fermandosi alle apparenze. Al centro c’è l’idea che appartenere al Signore, avere fede in lui, vivere in comunione con la sua volontà è origine di frutti, di doni, che a poco a poco colmano la vita del credente. Secondo i suoi tempi, secondo un percorso che spesso non è quello che si ipotizza o si pretende. Il brano di oggi ci consente di cogliere alcuni elementi.
C’è un tempo opportuno per ogni cosa e comprendere chi è Gesù necessita di pazienza nel “guardare” (Gv 7,3) quello che fa, ascoltare le sue parole e assumere il suo modo di agire. Come per i frutti della campagna. C’è un tempo per piantare e un tempo per raccogliere, dice il Qoelet; e Gesù si svela e si mostra poco alla volta, in piena obbedienza alla volontà di colui che l’ha mandato, e quindi diviene piena espressione di Dio e dei suoi desideri per l’umanità.
Capire e comprendere chi è Gesù non deriva da un’appartenenza di famiglia, di popolo, di territorio. Necessita un impegno personale e un cammino che accetti anche gli inciampi che provengono dal contrasto che può nascere fra le nostre aspettative, la nostra “ipotesi su Gesù” e la sua vera identità. Si ha bisogno di pazienza, di attendere uno svelamento che non si può basare su episodi eccezionali o “segni” straordinari. Ovvero non ci si può fermare all’esteriorità dei segni. Poco prima c’era stata la moltiplicazione di pani eppure Gesù fugge dalla gente perché “volevano farlo re” (Gv 6,15) e non hanno compreso che quel segno presagiva il dono della sua stessa vita per il mondo. I segni di Gesù divengono una responsabilità anche per chi li vede o ascolta: “Va’ e anche tu fa lo stesso” (Lc 10,37).
Infine i contrasti che l’evangelista annota (i parenti non credono in lui, i “giudei” cercano di ucciderlo…) indicano che il cammino dietro a Gesù non è scontato. C’è un contesto di vita concreto, “il tempo del mondo” (Gv 7,7), che rischia di essere radicalmente contrario alla volontà del Signore semplicemente per pigrizia, per convenienza, per quieto vivere. La polemica sul sabato descritta nei versetti successivi ne è un esempio.
La parola e le azioni di Gesù ci spingono a non cadere nello stesso tranello. Ci chiedono di riflettere con franchezza su cosa abita il nostro cuore. Ci invitano a “guardare” con attenzione a ciò che ci circonda per cogliere i segni della sua presenza, anche se diversi da quelli attesi.
La prospettiva è quella gioia della festa delle capanne per rallegrarsi dei doni, in noi e attorno a noi, che il Signore non cessa di far germogliare e crescere: “ecco io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43,19)
fratel Marco
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