Preghiera oltre la preghiera
5 giugno 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 18,1-8 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù 1diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: «Fammi giustizia contro il mio avversario». 4Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: «Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi»». 6E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? 8Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Se un giudice ingiusto è stato convinto dall’insistenza di una vedova, a maggior ragione Dio si lascerà persuadere dalla preghiera insistente dei suoi eletti. Saremmo tentati di intendere in questo modo le parole di Gesù, come un invito a una preghiera al limite dell’impudenza, sulla falsa riga di un’altra parabola, quella dell’uomo che bussa di notte alla porta di un amico (Lc 11,5-13).
Qui però Gesù non sta raccomandando una preghiera insistente, sta piuttosto parlando della necessità per i discepoli di pregare sempre, senza stancarsi mai. Inoltre, la differenza tra Dio e il giudice “che non teme Dio e non ha rispetto per alcuno” sembra davvero troppo grande per potersi risolvere in un semplice “a maggior ragione”. Il giudice della parabola infatti fa giustizia per levarsi dai piedi quella donna, Dio invece per puro amore, perché le vittime dell’ingiustizia sono suoi “eletti”, preziosi ai suoi occhi (Is 43,4), indipendentemente dalla loro insistenza nella preghiera. Pare evidente dunque che alla nostra parabola va data un’interpretazione del tutto diversa da quella che ci verrebbe più naturale.
Gesù infatti non la racconta per invitarci ad essere “fastidiosi”, come quella povera vedova, quasi che dovessimo esasperare Dio a forza di petizioni, ma per suggerirci al contrario una preghiera che non si interrompe proprio mai perché non è strumentale; una preghiera cioè capace di proseguire, senza stancarsi, anche dopo che Dio, gratuitamente e prontamente, l’ha accolta.
Mosè aveva messo in guardia il popolo d’Israele dal dimenticarsi del suo Signore dopo aver ottenuto da lui la terra promessa (Dt 6,10-12). Allo stesso modo, qui Gesù ammonisce gli eletti perché non smettano di pregare, mai, perché non tronchino la loro relazione di fede con Dio appena ricevono qualcosa, come ci si allontana da un distributore automatico dopo averne estratto un bicchiere fumante di caffè.
Dio farà giustizia ai suoi eletti prontamente – dice – ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? Come a dire: non preoccupatevi di estorcere a Dio quello che già non vede l’ora di accordarvi, badate piuttosto di coltivare la fede vostra e della terra intera; non fate della vostra preghiera una monetina da caffè, gustatela in se stessa, come dialogo con il Padre, fino a renderla continua.
Continuiamo a pregare poi per non accontentarci di giustizie parziali, di giustizie magari confuse con vendette, di giustizie fatte solo a noi, e pazienza per tutti gli altri. Continuiamo a pregare perché per noi l’unica vera giustizia ha un volto umano, quello di Gesù.
Continuiamo a pregare perché fine ultimo della preghiera non è tanto di venire esaudita quanto di tenerci in relazione con il Padre, di far crescere in noi la fede, che non è mai scontata.
Allora davvero è necessario per noi pregare sempre, senza stancarci mai, finché tutta la nostra vita, ogni singolo respiro diventi preghiera, finché il Figlio dell'uomo venendo trovi ad accoglierlo la terra buona della nostra fede.
fratel GianMarco
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