La solitudine che riempie una vita

© 2009 Edizioni Qiqajon
Il cammino del monaco
di SILVIA RONCHEY
Il cammino del monaco. Nei testi dei «padri» d'Occidente e d'Oriente la terapia dell'ascesi. Monaco in greco significa, più o meno, «solo». In un'epoca in cui gli uomini e le donne lo sono sempre di più
{link_prodotto:id=857}
Nei testi dei «padri» d'Occidente e d'Oriente
la terapia dell'ascesi
La Stampa, 4 luglio 2009
di SILVIA RONCHEY
Vai al libro:
{link_prodotto:id=857}
a cura di LUIGI D'AYALA VALVA
prefazione di ENZO BIANCHI

«La mia anima è una tomba, che io, cattivo monaco, / dall'eternità percorro e abito», scriveva Baudelaire. Fuori il cielo era basso e pesante come un coperchio, il sonno era un grande buco di cui avere paura. Per questo genere ricorrente di sensazioni Baudelaire adottava una parola inglese, spleen. Il vero monaco invece, buono o cattivo che fosse, ne ha sempre usata un'altra, akedla. «E' un'atonia dell'anima, una sua perdita di tensione». «E' tedio e ansietà del cuore». «E' paralisi e impigrimento della mente». «E' un moto duraturo nel contempo di collera e di desiderio». «E' un sentimento vago, è guerra dichiarata contro l'esichia, bufera nella salmodia, sonnolenza fuori tempo, sonno avvolgente, peso della follia, odio della cella, freno della costanza, ostacolo della meditazione, compagna della tristezza, orologio della fame». «Appare ogni volta che si comincia qualcosa, e non c'è passione peggiore».

Di questo spleen monastico, analizzato costantemente dalla letteratura ascetica lungo i secoli del suo cammino, tratta, fra i tanti altri argomenti, l'ultimo, inestimabi le libro espresso dalla comunità monastica più intellettuale di oggi: quella di Bose. Nelle quasi mille pagine del {link_prodotto:id=857}, curato da Luigi d'Ayala Valva, con una penetrante prefazione di Enzo Bianchi e preziosi indici e apparati, sono scelti, tradotti dalle lingue originali e raccolti insieme per la prima volta i testi fondamentali dei grandi quanto spesso oscuri padri del monachesimo cristiano antico.