Un comandamento nuovo per una vita nuova

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18 maggio 2026

Il brano evangelico odierno fa parte del secondo discorso di addio di Gesù ai suoi discepoli prima della sua Pasqua. Gesù lo introduce con l’immagine della vite e dei tralci, attraversati dalla stessa linfa che garantisce la fecondità della pianta. L’agricoltore è Dio Padre, che l’ha piantata e la custodisce amorosamente (cf. Is 5,1-7). 

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Rimanere nell’amore

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16 maggio 2026

Il brano comincia utilizzando la similitudine della vite. La vite con il suo frutto, il vino, ha un'importanza fondamentale all'interno della Bibbia che conserva ancora ai giorni nostri. Basti pensare che il vino viene utilizzato in tutti i nostri pasti di festa e in tutte le celebrazioni eucaristiche. Il vino è simbolo dell’amore. Vino e amore, infatti, scaldano il cuore e rallegrano la vita di ogni persona.
Gesù ci sta fornendo questa similitudine per spiegarci il rapporto che lui vuole avere con ciascuno di noi. Questo rapporto è simile al rapporto che lui ha con il Padre suo.

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Uno sguardo “dall’alto”

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15 maggio 2026

Ci possiamo chiedere: da dove il monaco egiziano Pacomio del quale oggi facciamo memoria, ha potuto trovare il coraggio di vendere tutti i suoi beni e di darli in elemosina ai poveri per rispondere alla chiamata del Signore? In quanto cristiani, queste testimonianze ci interpellano. L’ha fatto pensando di ottenere una ricompensa? Una garanzia? “Fatevi un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma”. Questo è l’atteggiamento di chi cerca la salvezza con i propri mezzi, meriti. Faccio qualcosa per “assicurarmi” la grazia del Signore. 

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