11 giugno 2026
Nei versetti immediatamente precedenti il passo evangelico odierno Gesù ha compiuto gesti simbolici e pronunciato parole profetiche circa un albero di fico e il tempio di Gerusalemme. All’albero che non aveva frutti Gesù si è rivolto dicendo “Nessuno mai più in eterno mangi frutto da te” e nel Tempio ha scacciato chi vendeva e comprava gli animali per i sacrifici, e ha rovesciato i tavoli dei cambiamonete, accompagnando questi gesti con la parole che denunciavano la trasformazione blasfema della “casa di preghiera per tutte le genti” in “covo di ladri”.
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10 giugno 2026
Ha detto papa Francesco: “Chiedere, supplicare. Questo è molto umano ... A volte noi possiamo credere di non aver bisogno di nulla, di bastare a noi stessi e di vivere nell’autosufficienza più completa. A volte succede questo! L’essere umano è un’invocazione, che a volte diventa grido, spesso trattenuto ... A volte sembra che tutto crolli, che la vita vissuta finora sia stata vana. E in queste situazioni apparentemente senza sbocchi c’è un’unica via di uscita, il grido, la preghiera: ‘Signore, aiutami!’. La preghiera apre squarci di luce nelle tenebre più fitte.
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9 giugno 2026
È un cammino di libertà quello che Gesù ci propone attraverso la preghiera del Padre Nostro, la preghiera che Tertulliano definì “sintesi di tutto il vangelo”. Il Padre nostro è una preghiera che tutti noi conosciamo a memoria e che rischiamo di recitare con disattenzione e automatismo ma che nonostante questo continua a portare in sé un impegno ben preciso a vivere “alla statura di Cristo”, perché è nel Cristo che noi possiamo pregarla e realizzarla.
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8 giugno 2026
“Quando pregate … Quando preghi … Pregando…”. Gesù pare dare per scontato che i suoi discepoli preghino: non chiede loro se pregano, se rispettano i tempi previsti per la preghiera quotidiana o settimanale. Sembra preoccuparsi esclusivamente del luogo in cui si prega e delle parole e posture che si usano nella preghiera, cioè del “dove” e del “come” preghiamo.
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