Sintesi dei lavori di giovedì 5 settembre 2013

XXI Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
LE ETÀ DELLA VITA SPIRITUALE
Bose, 4-7 settembre 2013
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

SINTESI DEI LAVORI DI GIOVEDÌ 5 SETTEMBRE 2013

I lavori della seconda giornata di convegno sono ripresi con la lettura del messaggio di Sua Santità Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni, di quello del Arcivescovo di Atene Ieronymos II e di quello del metropolita Elias di Beirut, rispettivamente letti da p. Zakaria Baghumyan di Etchmiadzin, dal prof. Spirydon Kontoyannis di Atene e da p. Porphyrios Giorgi di Balamand.

La prima relazione della mattinata è stata consacrata alla presentazione dei modelli di sviluppo della vita spirituale presenti negli scritti dei padri siriaci, e in particolare a quello più diffuso che si fonda sulla distinzione paolina tra uomo “carnale”, “psichico” e “pneumatico”. È stato il prof. SEBASTIAN BROCK di Oxford a parlarne, con particolare riferimento ai “tre gradi della conoscenza” presenti nell’opera di Isacco il Siro.

Il prof. SYMEON PASCHALIDIS, docente di patristica e agiografia a Tessalonica, partendo da una precisazione sul significato del termine “perfetto” (téleios) nel Nuovo Testamento - dove indica l’uomo “rinnovato”, maturo e ben fondato in Cristo -, si è soffermato sull’idea di “perfezione” quale emerge nell’antica tradizione patristico-monastica per dimostrare come a partire da ogni stato di vita sia possibile raggiungere la pienezza della vocazione cristiana. Ricordando il caso del semplice ciabattino di Alessandria che supera in virtù il grande Antonio, si è ribadito che ciò che è fondamentale è l’impegno della volontà in sinergia con la grazia divina, più che le condizioni esterne di vita.

Il prof. NORMAN RUSSEL di Farnham ha concentrato il suo dettagliato intervento su una delle opere fondamentali della tradizione monastica orientale, la Scala di Giovanni Climaco, presentandone l’itinerario che, dalle virtù fondamentali (rinuncia, distacco, estraneità) a quelle più alte (preghiera, impassibilità, carità), delinea la carità come scopo dell’intera vita monastica e via di assimilazione a Cristo.
Le domande successivamente poste dai partecipanti hanno permesso ai relatori di precisare la portata delle loro affermazioni.

Nel pomeriggio si è continua la lettura dei messaggi pervenuti in occasione del convegno: monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia e presidente della Commissione Ecumenismo e Dialogo interreligioso della CEI, ha dato voce al saluto di monsignor Mariano Crociata, segretario generale della CEI; il vescovo Maxim dell’America Occidentale ha letto la lettera inviata da Sua Santità Irinej, patriarca di Serbia; p. Pimen Vojat della Lavra delle Grotte ha portato il saluto del metropolita Volodimir di Kiev.

Si è quindi passati allo studio della tradizione monastica occidentale con la relazione di p. MICHEL VAN PARYS, già abate di Chevetogne e membro del comitato scientifico, sulla cosiddetta “scala dell’umiltà” della Regola di Benedetto (cap. 7), descrizione di un itinerario spirituale nel quale l’acquisizione di un’umiltà sempre più profonda si accompagna a un grado sempre più autentico di comunione con Dio e con i fratelli.
Nel contributo seguente, il giovane igumeno del Monastero San Nicola di Vranje MEFODIJ MARKOVI? ha proposto ai presenti alcuni pensieri sull’inizio della vita monastica, risposta al comandamento di amare Dio “con tutto il cuore” che implica un prendere le distanze dal “mondo”, in un quotidiano impegno di conversione.

Il lungo tempo di dibattito che è seguito ha permesso numerosi interventi sulle questioni sollevate nel corso della giornata con un interessante scambio di prospettive.

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