Genesi cap.1-11 - Gianfranco Card. Ravasi

Gianfranco Ravasi
Gianfranco Ravasi

11 Marzo 2018

Gianfranco Card. Ravasi,
Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Domenica 11 marzo si è tenuto il confronto con il cardinale Gianfranco Ravasi, che quest’anno ha presentato i primi capitoli del libro della Genesi. L’incontro ha riunito circa cinquecento persone e il cardinal Ravasi è stato presentato dal fondatore della comunità di Bose, fr. Enzo Bianchi, che ha ricordato l’amicizia fedele – è questo il suo 14° appuntamento annuale a Bose – e la grande testimonianza nella vita della chiesa, in particolare nella sfida “del confronto e il dialogo con le culture attuali”: elementi che Ravasi ha “restituito” a fr. Enzo, sottolineando la sua capacità di amicizia e la sua testimonianza non solo nella chiesa ma anche nella società civile. 

Durante la mattinata il cardinal Ravasi ha esordito offrendo un’indicazione metodologica per i primi dodici capitoli della Genesi. Attorno a questi testi c’è un orizzonte di letteratura così sterminato che alla fine rischia di comprimerli: bisogna dunque “fare l’opera dello scultore per arrivare alla sostanza. E la sostanza poi è ricchissima”.

Il libro inizia con due racconti diversi, che sono da leggere non in contraddizione l’uno con l’altro, ma come, utilizzando un linguaggio musicale, “in contrappunto, che in musica, è alla base dell’armonia”.

L’analisi ricchissima del primo racconto dal punto di vista letterario, cosmologico, filosofico-sapienziale, teologico, antropologico ed escatologico, ha impegnato quasi tutto il resto dell’incontro del mattino. 

Nel pomeriggio il cardinal Ravasi ha continuato con il commento dei capitoli 2 e 3 con accenni ai capitoli seguenti: qui sarà possibile riferirne solo brevemente, data la grande quantità e qualità di elementi proposti. Il secondo racconto della creazione è da considerarsi in coppia con il capitolo 3, come parte di un dittico, dove abbiamo due quadri, “uno tutto luminoso, l’altro tutto tenebroso”, uno come progetto, sogno di Dio, e l’altro come progetto che l’uomo ha voluto costruire.

Ciò che scandisce il ritmo delle due tavole è il tema della triplice relazione, che all’inizio è benedetta da una promessa di alleanza: verso l’alto, ovvero con Dio, verso il basso, ovvero con la materia e gli animali e in senso orizzontale, ovvero ciò che riguarda il rapporto pari, con un interlocutore libero, simile a noi, una relazione “occhi negli occhi”.

Ciò che sta tra il sogno dell’alleanza e la realtà, ciò che unisce i due quadri è un albero, l’albero della conoscenza del bene e del male, all’ombra del quale ci sono l’uomo e la donna solitari. Sotto quell’albero Dio si ritira ed entra in gioco la libertà insita in ogni relazione, così come anche il serpente, simbolo del principio del male, ma soprattutto di un “altro Dio”, dell’idolo, della tentazione di farsi da sé una morale, decidere da sé cosa è bene e cosa è male. Tentazione che porterà al lato cupo della vicenda con l’episodio di Caino e Abele fino ad arrivare a Lamech, emblema della spirale della violenza. Una spirale infinita che Dio stesso in Gesù riconvertirà nella spirale altrettanto infinita del perdono. 

L’incontro si è concluso con un congedo “letterario” del cardinal Ravasi  che ha già programmato l’incontro dell’anno prossimo, che si terrà il 24 marzo 2019, e i ringraziamenti di fr. Enzo Bianchi a nome anche della comunità per “una lettura delle Sante Scritture che nutre la nostra fede, aiuta la nostra convinzione ed è sempre un apporto alla nostra ricerca di senso”.

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