Comunicato Stampa - 27 agosto 2019

Leggi tutto: Comunicato Stampa - 27 agosto 2019XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa

CHIAMATI ALLA VITA IN CRISTO
Nella chiesa, nel mondo, nel tempo presente

Monastero di Bose, 4-6 settembre 2019
in collaborazione con le Chiese ortodosse

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Il XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, organizzato in collaborazione con le chiese ortodosse, si terrà presso il monastero di Bose dal 4 al 6 settembre 2019 sul tema “Chiamati alla vita in Cristo”. L’incontro, cui prenderanno parte esponenti di tutte le Chiese e studiosi di tutto il mondo, intende esplorare il senso della vocazione umana e della vocazione cristiana nella chiesa, nel mondo, nel tempo presente.

In una fase di disorientamento e crisi, a livello culturale, politico e sociale, il convegno si propone di esplorare le radici della vocazione di ogni persona a una vita pienamente sensata e in relazione con gli altri. Nella tradizione biblica la chiamata di Dio (“Adamo dove sei?”, Gen 3,9), è un appello alla vita, al compito di divenire autenticamente esseri umani. Nel vangelo questa chiamata assume la concretezza e la forza di una persona, Gesù di Nazareth: la risposta all’appello di Dio s’identifica con la sequela del Cristo (cf. Gv 1,38). È lo stupore di un incontro, la nascita di un’avventura che attraversa la storia.

Le relazioni del convegno, ripensando la ricca e multiforme tradizione dell’oriente cristiano, offrono un’importante occasione di riflessione sulle scelte fondamentali dell’esistenza.

Aprirà il convegno la prolusione di Enzo Bianchi, fondatore del Monastero di Bose e presidente del comitato scientifico, sul senso della vocazione umana e cristiana. Seguiranno una sezione biblica, sulla vocazione profetica e cristiana oggi (Arsenij Sokolov, Damasco; John Fotopoulos, Notre Dame, IN); una sezione teologica sui carismi del popolo di Dio e il carisma specifico della donna (Bassam Nassif, Balamand; Julija Vidovi, Parigi; Despina Prassas, Providence, RI), sui fondamenti della vita in Cristo (✠ Hilarion di Volokolamsk, Mosca) e della speranza cristiana (✠ Andrei di Cluj); infine un’ampia sezione di spiritualità toccherà i temi della bellezza spirituale (Sebastian Brock, Oxford; Peter Bouteneff, Crestwood, NY; Stephen Headley, Vezelay), della vita monastica in oriente e in occidente oggi (✠ Silvestr di Bilohorod; Michel Van Parys, Chevetogne; Porfirije di Zagabria; Nektarios di Argolide; Angaelos di Londra), della testimonianza cristiana (JohnBehr, Crestwood, NY; Christos Yannaras, Atene), della vita in una comunità (Athenagoras Fasiolo, Montaner) e della vocazione cristiana nella vita della “polis” (Aristotle Papanikolaou, New York).

La vita in Cristo è la testimonianza possibile per una vita piena di senso, una speranza sempre presente nel cuore dell’umanità e del creato.

Numerose le delegazioni delle Chiese. Saranno presenti i rappresentanti del patriarca ecumenico di Costantinopoli (l’arcivescovo Job di Telmessos e l’archimandrita Athenagoras Fasiolo); del patriarca di Alessandria e di tutta l’Africa (metropolita Serafim di Zimbabwe e Angola); del patriarca di Antiochia (p. Jack Khalil). La delegazione del patriarcato di Mosca è composta dal metropolita Hilarion di Volokolamsk, dall’igumeno Arsenij Sokolov e da p. Aleksej Dikarev. La Chiesa ortodossa ucraina è rappresentata dal vescovo Viktor di Baryshevka. La Chiesa ortodossa serba sarà rappresentata dal vescovo Isihije di Mohač e dal metropolita Porfirije di Zagabria e Ljubljana; la Chiesa ortodossa romena dal metropolita ✠ Andrei di Vadu, Feleacu e Cluj; il Patriarcato di Georgia dai metropoliti Nikolosidi Akhalkalaki e Kumurdo e DanieliSačkhere di Čiatura; la Chiesa di Grecia dai metropoliti Ioannis di Thermopyli e Nektarios di Argolide; la Chiesa ortodossa bulgara da p. Stefan Palikarov; la Chiesa di Albania dal vescovo Asti di Bylis. Per la Chiesa ortodossa in America saranno presenti i vescovi Melchisedek di Pittsburgh e Alexander di Dallas. La Chiesa copta ortodossa è rappresentata dall’arcivescovo Angaelos di Londra. Presenti anche due vescovi della Chiesa di Inghilterra: John Stroyandi Warwick, delegato dell’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, e Jonathan Goodall di Ebbsfleet. La Chiesa Apostolica Armena è rappresentata al Convegno dall’archimandrita Rouben Zargaryan.

Per la Chiesa Cattolica saranno presenti i vescovi Roberto Farinella, ordinario del luogo, l’arcivescovo Piero Marini, presidente del pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali, Antonio Mennini, nunzio apostolico presso la Segreteria di Stato di Sua Santità, Marco Arnolfo di Vercelli, Derio Olivero di Pinerolo, il cardinale Severino Poletto, arcivescovo emerito di Torino, Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea. Parteciperanno ai lavori mons. Andrea Palmieri, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, p. Hyacinthe Destivelle e p. Jaromir Zadrapa, del medesimo Consiglio, p. Oleksandr Sapunko della Congregazione per le Chiese Orientali e don Giuliano Savina, direttore Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI; il rappresentante del Consiglio ecumenico delle Chiese; il dr. Alexander Paklin, Vice Ambasciatore Federazione Russa presso Santa Sede

Numerosi i monaci di oriente e di occidente presenti. Il Convegno è aperto a tutti.

Nel corso dei lavori sarà presentato il volume Discernimento e vita cristiana (Qiqajon 2019), che raccoglie gli atti del XXVI Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa (2018).

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Programma

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XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
CHIAMATI ALLA VITA IN CRISTO
Nella chiesa, nel mondo, nel tempo presente
Monastero di Bose, 4-6 settembre 2019 

In una fase di disorientamento e crisi, a livello culturale, politico e sociale, il convegno si propone di esplorare le radici della vocazione di ogni persona a una vita pienamente sensata e in relazione con gli altri. 

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Tema e comitato scientifico

Adamo dove sei?” (Gen 3,9). Nella tradizione biblica la chiamata di Dio è un appello: appello all’essere dalla polvere, appello alla vita, appello a divenire autenticamente esseri umani. Nel vangelo questa chiamata assume la concretezza e la forza di una persona, Gesù di Nazareth: rispondere all’appello di Dio s’identifica con la sequela del Cristo (cf. Gv 1,38).

È lo stupore di un incontro, la nascita di un’avventura che attraversa la storia.

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Saluti di Marco Arnolfo, arcivescovo metropolita di Vercelli e presidente della conferenza episcopale piemontese

XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
CHIAMATI ALLA VITA IN CRISTO
Nella chiesa, nel mondo, nel tempo presente
Monastero di Bose, 4-6 settembre 2019
in collaborazione con le Chiese ortodosse

Saluti di Marco Arnolfo, arcivescovo metropolita di Vercelli e presidente della conferenza episcopale piemontese

Leggi tutto: Saluti di Marco Arnolfo, arcivescovo metropolita di Vercelli e presidente della conferenza...Porto con gioia il saluto da parte di tutti i vescovi del Piemonte, un saluto che è anche un ringraziamento per i lavori che si stanno facendo, soprattutto in questo tempo in cui viviamo. Nel nostro tempo infatti a volte si rischia di dare più importanza alle provenienze delle persone e alla loro origine nazionale, mentre è fondamentale riscoprire la dignità umana che c’è in ogni uomo e che Cristo Gesù ha fatto risplendere nella sua vita, chiamandoci alla sua sequela.
Quindi buon lavoro e grazie veramente di cuore a tutti.

Saluti del priore Luciano Manicardi

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XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
CHIAMATI ALLA VITA IN CRISTO
Nella chiesa, nel mondo, nel tempo presente
Monastero di Bose, 4-6 settembre 2019 

“Quelli che vivono in Cristo sono chiamati con una chiamata costante e continua tramite la grazia impressa nell’anima dai misteri, questa grazia che è, come dice Paolo, Lo Spirito del Figlio di Dio che grida nel loro cuore: Abbà, Padre!”


Buongiorno a tutti e a tutte.

A nome della Comunità di Bose, dei fratelli e delle sorelle, rivolgo il mio saluto e il mio benvenuto a tutti i partecipanti al XXVII convegno internazionale di spiritualità ortodossa dedicato al tema della vocazione alla vita in Cristo. E mi permetto di sottolineare, accennandolo appena, un solo aspetto, un aspetto certamente parziale ma essenziale della “vita in Cristo” ponendolo in stretto rapporto con la dimensione ecumenica.

Ovvero, come la chiamò il grande ecumenista domenicano Jean-Marie R. Tillard, “la dimensione interiore della comunione”. Dimensione interiore della comunione ecclesiale, intra-ecclesiale e inter-ecclesiale, cioè all’interno di una chiesa e tra le diverse chiese. La vocazione cristiana, la vocazione battesimale è al tempo stesso personale ed ecclesiale, e tanto il Nuovo Testamento quanto i Padri d’Oriente e d’Occidente rivelano che l’interiorità cristiana è incomprensibile se non la si colloca al cuore della vasta realtà della comunione, ecclesiale e storica, anzi, solo allora viene liberata da possibili derive individualistiche e intimistiche. E, al tempo stesso, anche la comunione diventa incomprensibile se non la si fonda nell’interiorità dei cuori dei singoli credenti, anzi, solo allora viene liberata dal rischio dell’ipocrisia e delle possibili derive burocratiche e organizzative.

Questa dimensione integrale della comunione - personale, ecclesiale e storica - è ben attestata a livello neotestamentario in particolare dalla letteratura giovannea, ma anche da testi paolini o di scuola paolina, come la lettera agli Efesini. A me non spetta fare relazioni, ma solo augurare a tutti un lavoro fecondo, e sarà fecondo se sarà lavoro di ascolto reciproco, ascolto di ciascuno singolarmente, di ciò che brucia nel cuore di ciascuno, e ascolto dell’altra chiesa; se sarà lavoro di rispetto reciproco e di dialogo sereno tra i singoli e tra le chiese. Allora sarà lavoro che edifica la comunione tra di noi fondandola in Cristo.

Ogni fratello e ogni sorella della Comunità di Bose si pone a servizio di quest’opera di comunione, ciascuno svolgendo le mansioni proprie che gli sono state affidate, da quelle più visibili e che li pongono maggiormente in contatto con voi, come quelle più invisibili, ma pure importanti, anzi, essenziali, fondamentali.

A tutti quanti, dunque, l’augurio di buon lavoro.

Voci ortodosse al monastero di Bose - L'Osservatore Romano - 7 settembre 2019 (2)

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Si è concluso oggi, venerdì 6 settembre, al monastero di Bose il XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, dedicato al tema «Chiamati alla vita in Cristo». Pubblichiamo stralci dei discorsi pronunciati dal metropolita di Volokolamsk, Hilarion (Alfeyev), presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, intitolato «La vita in Cristo», e dall’archimandrita del Trono ecumenico, Athenagoras (Fasiolo), rettore del monastero di Santa Barbara megalomartire a Montaner di Sarmede, su «La vocazione di una comunità cristiana».

L’apologo della camicia della felicità - Il Dubbio - 14 settembre 2019

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di SERGIO VALZANIA

Il mondo dell’ortodossia soffre di gravi tensioni interne a causa della questione ucraina. Il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha infatti riconosciuto la chiesa autocefala, e quindi indipendente, di Kiev, mentre quello di Mosca, Kiril I, non lo ha fatto, pretendendo di mantenere la sua autorità religiosa sui fedeli ortodossi dello stato da poco divenuto indipendente. Quando ci sono situazioni di disaccordo, anche profondo come in questo caso, è importante continuare a comunicare, mantenere aperti dei canali per parlarsi e ascoltarsi reciprocamente. Spazi e occasioni di dialogo, confronto, scambio divengono preziosi. È stato il caso nei giorni scorsi del Monastero di Bose dove due personalità ai vertici delle gerarchie moscovita e costantinopolitana, gli arcivescovi Hilarion di Volokolamsk e Job di Telmessos, si sono salutati con un abbraccio caloroso davanti a una platea di monaci, prelati, cultori, esperti e appassionati dell’ortodossia. Una dimostrazione di affetto inter- ecclesiale che lascia immaginare colloqui riservati in questa sorta di terra di nessuno nelle Prealpi biellesi. All’inizio di settembre si è svolto infatti a Bose il XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa, sul tema “Chiamati alla vita in Cristo, nella chiesa, nel mondo, nel tempo presente”.

L’incontro organizzato dal monastero è un appuntamento importante, cui prendono parte esponenti delle gerarchie di tutte le Chiese e studiosi di tutto il mondo. Oltre ai vertici dei patriarcati di Costantinapoli e Mosca erano presenti i rappresentanti di quelli patriarca di Alessandria, di Georgia e di Antiochia, delle Chiese ortodosse ucraina, serba, bulgara e romena, di quelle di Grecia e di Albania. C’erano poi rappresentanze della Chiesa ortodossa in America, della Chiesa copta ortodossa e della Chiesa Apostolica Armena. Come ormai tradizione, l’ospitalità offerta ai partecipanti al convegno non ha intaccato i ritmi della vita del monastero: ogni giorno i tre momenti della preghiera collettiva sono stati rispettati, nel rigore ferreo dei loro orari. Secondo Enzo Bianchi, fondatore del monastero di Bose e presidente del comitato scientifico, che ha tenuto la prolusione al convegno «nell’ebraismo e nel cristianesimo la lettura della storia dell’umanità si manifesta come testimonianza di ripetute vocazioni e chiamate da parte di Dio».

Queste convocazioni appartengono a tre livelli. Il primo è quello della “chiamata cosmica”, riferita all’intera creazione. Al secondo livello appartiene la “chiamata umana”: «E’ chiamata alla vita, una vita conforme all’immagine di Dio». Sul gradino ulteriore si trova la “chiamata cristiana”, che non è altra, ma si innesta «sul cammino di umanizzazione in cui si è capaci di ascoltare la voce della coscienza» . Si tratta della convocazione a vivere in Cristo, a essere conformi a Lui, il vero e definitivo Adamo. In questo contesto trovano il loro pieno significato le parole di san Paolo “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Aperto in questi termini, il convegno si è sviluppato affrontando molti temi caldi della riflessione teologica ed ecclesiologica contemporanea. Si è parlato dell’annosa e nodale questione dell’intercomunione, della possibilità cioè per i fedeli cattolici e ortodossi di accostarsi all’eucarestia celebrata con il diverso rito, facoltà accordata dalla gerarchia dei primi, ma negata da quella dei secondi. Sono gli ortodossi statunitensi a chiedere con maggior forza un’apertura in questa direzione. Poi la questione femminile, che si allarga a quella del genere e della sessualità in tutti i suoi aspetti. L’arcivescovo rumeno Andrei di Cluj, nel suo intervento dedicato al “Senso della speranza cristiana” ha raccontato un apologo. Il figlio dell’imperatore è ammalato e i medici di corte sostengono che può guarire solo indossando la camicia di un uomo felice.

Subito vengono mandati emissari in tutto l’impero perché procurino questo prezioso oggetto. La ricerca si rivela difficile: principi, commercianti, studiosi, monaci, alti prelati, banchieri, artisti, possidenti terrieri, una volta interrogati ammettono tutti di non essere felici e di non possedere quindi la camicia terapeutica. Un giorno, uno degli incaricati della ricerca sente un canto che gli pare particolarmente allegro provenire da un fitto bosco. Si inoltra tra gli alberi e scorge un taglialegna, a torso nudo, che sta abbattendo una pianta gigantesca. Decide di avvicinarsi e chiedere la ragione di tanta allegria. Il taglialegna risponde: «Canto perché sono felice: ho una moglie che mi vuol bene, bei figli, una capanna pulita, adesso abbatto questo albero, vendo la legna e così avremo tutti da mangiare per il prossimo mese». Convinto dalla risposta il messo si offre di acquistare la camicia del taglialegna felice, ma quest’ultimo confessa di non averne mai avuta una in tutta la sua vita. La felicità non si può comperare, in nessuna forma. Non si può tralasciare infine la suggestione offerta dal newyorkese, Peter Bouteneff, che trattando dell’ “Esperienza del perdono” ha considerato la possibilità che per i cristiani il perdono non sia un evento unidirezionale, che procede solo da Dio verso l’uomo, ma rappresenti piuttosto una modalità di incontro e di riconoscimento reciproco.