Il rispetto delle vocazioni personali

È sempre determinante, per verificare la qualità della natura e della convivenza di una comunità, il rispetto sistematico della libertà di ognuno e delle vocazioni personali. È pienamente umana la comunità che conferma e rafforza la libertà di ciascuno e della collettività stessa. La libertà di chi appare “forte”, senza che essa venga presa per una minaccia. E la libertà di chi viene giudicato “debole”, senza che costui sia ritenuto oggetto di conquista, oppure emarginato ed espulso: “L’esclusione dei deboli è la morte della comunità” (Dietrich Bonhoeffer). È sana quella comunità che aiuta il processo di individuazione dei singoli e che ha cura della loro identità profonda, della loro anima. Se invece, per andare avanti essa deve passare sopra queste realtà di valore, hanno luogo una rovinosa rottura del principio comunitario e un misconoscimento di quella comunità ontologica primaria che è la dignità umana.
Per mantenersi all’altezza della libertà la comunità non può divenire fonte di dolore. al contrario deve fronteggiare solidarmente il dolore, elaborandolo in modo che esso non sia moltiplicato e che chi ne è colpito possa riattingere alla liberazione di un senso per la propria vita e per il futuro. Da un’autentica vita comunitaria si sprigiona quella che proporrei di chiamare una tolleranza umanizzata dal dolore ...

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