Signore Gesù, tu che non hai detto tua nessuna casa


Signore Gesù,
tu che non hai detto tua nessuna casa
e sei vissuto in case che non erano tue,
conosci la nostra vita da abusivi,
la paura che ci incute il grugnito arrabbiato dei bulldozers
pronti a radere al suolo le nostre case
rizzate su una terra che non possiamo dire nostra.

Tu che hai digiunato nel deserto s
otto il volteggiare degli avvoltoi
e hai provato le fitte della fame col passare dei giorni,
conosci i nostri sentimenti quando la nostra pancia brontola
ignorando l’ora del prossimo pasto,
e vediamo i nostri figli crescere denutriti.

Tu che hai camminato sotto lo spietato sole del deserto,
e hai provato la calura che brucia le spalle,
conosci il caldo che fa quando il sole picchia forte stordendoci,
mentre il tetto di lamiera sopra di noi cuoce e il sudore gocciola sulla fronte.
Eppure, in qualche modo, tu sei in mezzo a noi,
sei tra noi nello miseria e nell’immondizia,
tu conosci la nostra vita fatta di disperazione e dolore,
quando al sorgere del sole s’apre un’altra dura giornata
e ci attende un faticoso lavoro per guadagnare il pane quotidiano.

Signore Gesù, da chi andremo?
Non ci abbandonare. Tu sei il pane di vita, la nostra stella luminosa.
Nelle tenebre delle nostre vite senza speranza
non accenderai un raggio di speranza?

Anil Netto (Malesia)

(Wisdom is calling, a cura di G. Duncan, Canterbury Press – United Church Publishing House, Etobicoke 1999, p. 320)