Un Sinai interiore


La narrazione della creazione nella Genesi ci rivela che l'atto creatore di Dio è al contempo e indissolubilmente atto di separazione e di parola. Dio separa luce e tenebre, e chiama la luce giorno e le tenebre notte. Se­para le acque sotto il firmamento dalle acque che si trovano sopra il firmamento, e chiama il firmamento «cielo».

La creazione, che dona esistenza alle creature nella loro propria individualità, è separazione nello spazio e successione nel tempo: matrice di ogni solitudine. Ma in quanto atto di parola, pone l'uomo come interlocutore, faccia a faccia. Adamo è separato da Eva per potersi rivolgere a lei con un «Tu» e nel linguaggio della ce­lebrazione: «questa è osso delle mie ossa e carne della mia carne!» Adamo ed Eva sono separati da Dio per trovarsi con Lui faccia a faccia, come splendidamente esprime una scultura della cattedrale di Chartres. Il filosofo Emmanuel Lévinas afferma la stessa idea: «La verità sorge laddove un essere separato dall'altro non si annulla in lui, ma gli parla».
Questo è il senso che riveste, alla luce della creazione, la nostra solitudine: la si può definire solitudine di vocazione. Attraverso di essa, Dio non cessa di affermare la nostra esi­stenza e di chiamare ciascuno per nome. La nostra solitudine non è più soltanto quel segreto interiore che protegge l'intimità della no­stra coscienza: è la camera nuziale dove Dio abita. La nostra solitu­dine di vocazione è ormai la dimora di Dio al cuore della creatura.

E’ perciò necessario, oggi più che mai, ritornare al proprio cuore, entrare nella camera, chiudere la porta per pregare il Padre che vede nel segreto (cf. Vangelo di Matteo 6, 5-6). La solitudine dell'uomo interiore non è quella del de­serto dell'assenza, ma quella del deserto dell'esodo: è il luogo di in­contro, l'Arca dell'Alleanza, il nostro Sinai interiore.
Occorre che il nostro cuore sia solitario per rico­noscere, in se stesso, la Presenza del Tutto Altro, il divenire luogo di comunione. Nello spazio allargato della sua tenda, diviene capace di accogliere nella verità esseri e cose, il mondo e la storia, che non sono più soltanto oggetti del nostro sapere e del nostro potere, ma ridivengono ciò che non hanno mai cessato di essere, i testimoni della prima e indimenticabile alleanza di Dio con l'uomo, l'alleanza della Creazione.

Marguerite Léna, La solitudine dell’uomo.