Una virtù tra le Beatitudini e il Tao. La fenomenologia della mitezza


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/monast59/public_html/templates/yoo_moustache/styles/bose-home/layouts/article.php on line 44

 

Più ancora dell'acqua, i miti amano il vuoto: il vuoto dell'aria e dell'etere, ciò che è contrario al peso della terra. Sebbene tutti esaltino la perfezione del pieno, i taoisti sanno che il segreto del mondo riposa sul vuoto: l'argilla è necessaria per modellare il vasellame, ma la bellezza di un vaso dipende dalla forma vuota che circoscrive; i mattoni sono indispensabili per costruire le porte e le finestre di una casa, ma ciò che importa è la forma vuota della porta e della finestra. Così i miti fanno il vuoto in sé stessi: annullano il proprio io: cancellano i propri desideri e le proprie esperienze, rinchiudendosi nella loro natura originaria. «Veglia sul tuo interno, chiuditi all'esterno». Allora i miti diventano pura quiete. Senza forma, senza resistenza, senza volontà, senza passioni, attraversano il mondo, abbandonandosi al movimento delle superfici. Malgrado la loro esperienza del vuoto, i miti amano la fede in modo persino eccessivo: la fede infinita, illimitata e senza condizioni, come la amava e la esaltava Gesù Cristo. Quando trovano qualcosa o qualcuno senza fede, ciò provoca in loro un estremo dolore e un'estrema tensione. Soltanto mossi dalla fede, possono agire. Questa azione non rivela mai di essere nata dal loro cuore, ma è oggettiva, precisa, nitida, come sono nitide e oggettive le forme essenziali della nostra mente.

Se vogliamo comprendere i miti, dobbiamo rileggere la più famosa delle Beatitudini; «Beati i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei cieli». Per essere poveri di spirito, dobbiamo vagabondare, tendere la mano, pregare, essere gli ultimi della terra; e insieme rendere vuota la nostra mente, liberandola da qualsiasi saggezza umana, in modo che la grazia possa riempirla interamente di sé.

Gesù commenta questo passo con un altro passo del Vangelo di Matteo, dove elogia il Padre perché ha nascosto le «cose segrete» ai «sapienti» e agli «assennati», rivelandole ai «piccoli». I piccoli non sono altro che i poveri di spirito: non sono altro che i miti. Anch'essi ignorano la saggezza umana e ricevono in cambio la rivelazione celeste, sconosciuta ai sapienti. La rivelazione celeste non è gremita di leggi, sentenze, filosofie, sistemi, come la cultura terrena. «Venite a me», aggiunge Gesù, parlando a tutti i miti della terra, ì «voi tutti che siete affaticati e gravati, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo, e imparate da me, perché io sono mite e umile di cuore. E troverete ristoro per la vostra anima. Poiché il mio giogo è dolce, e il mio peso è leggero».