Riflessi d'Oriente

 

La consapevolezza della contingenza da cui muove ogni interrogative e espressa in maniera chiara ed efficace poche righe dopo, quando viene sottolineato il fatto che nel libro si sentono «le domande dell'Occidente. L'Oriente [...] probabilmente non le tematizzerebbe, se non riflettendo, anche da parte sua, sull'Occidente» (p. 6). In poche righe è esplicitato il tipo di consapevolezza a cui dovrebbe condurre lo studio attento dei temi dell'interculturalita: non ci si può ingannare circa la possibilità di immedesimarsi con un'altra cultura, un'altra visione del mondo, altre categoric come se queste fossero oggetti a se stanti e immutabili; il passaggio attraverso forme altre di pensiero e di prassi ha tuttavia una valenza imprescindibile, forse oggi piu che mai, per riuscire a riflettere su di se e sulle proprie scelte in modo meno ingenuo. Non si puo uscire totalmente da se stessi, dalle proprie categorie ermeneutiche, dalle parole che orientano le proprie domande e cosi facendo ne occultano altre, ma ci si puo progressivamente liberare da alcuni assunti impliciti grazie al rapporto offerto dall'Altro, come se fosse uno specchio in negativo.

Cercando di capire ciò che non siamo e, forse, mai saremo, possiamo diventare piu consci della differenza chc abita Pidentita e del Pidentita chc abita la diftercnza. «L'invito ad ascoltare la parola delll'Oriente non si identifica con un romanticismo acritico» (p. 13), ma mostra chc nel confronto e nel Papertura a cio che non condivide tutti i nostri presupposti logici, linguistici, cultural! si aprono nuove vie di intendere al di la di ogni parola il silenzio. che tutte Ie parole accoglie; quel luogo che ospita ogni cultura, senza identificarsi in nessuna in particolare. ma attualizzandosi in forme sempre nuove. E in questo spirito che l'autore affronta anche le domande più difficili, quelle che non tollerano risposte immediate o dogmatiche ma che inducono a un atto di intima trasformazione e di ascolto colui che le pone: «La divisione tra le chiese colpisce il nucleo dell'identità o solo l’espressione culturale di esso? Quali sono i limiti accettabili, in modo da respingere a un tempo fondamentalismo e relativismo?» (p. 32). Riflessione teologica, tensione filosofica e indagine storica si legano in mode saldo, nel dipanarsi delle questioni mantenute volutamente aperte. In particolarela relazione che avvolge le molteplici dimensioni problematiche si avverte nelle pagine che descrivono e commentano alcune tappe dell’evangelizzazione in Armenia, terra vitale e culturalmente ricchissima, tragicamente segnata da guerre di conquista, spartizioni territoriali e genocidi. Vi è continuità tra la considerazione storica generale e l'attenzione per figure di primo piano come Barlaam il Calabro (1290- 1348) e Gregorio Palamas (1296-1359), esempi illustri di come i differenti  modi di intendere il cammino spirituale poterono generare forti polemiche teologiche.