Battesimo di Cristo e battesimo del cristiano

Leggi tutto: Battesimo di Cristo e battesimo del cristiano“Ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito santo” (At 2,38).

Gesù, resuscitato dallo Spirito santo, è diventato sorgente dello Spirito per la sua chiesa, e il battesimo è il sacramento per eccellenza di tale dono. In questo senso, “nascere dall’acqua e dallo Spirito” (cf. Gv 3,5) è nascere dallo Spirito santo di cui l’acqua è segno: per questo l’Apostolo può dire che “siamo stati immersi, battezzati in un solo Spirito” (1Cor 12,13).

Il cristiano nasce dunque dallo Spirito santo e non può sottrarsi al “bagno di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito” (Tt 3,5), perché resta sempre immerso nello Spirito santo. È lo stesso Spirito che resuscita il cristiano incorporandolo a Cristo risorto, e compiendo questa azione rimette e cancella definitivamente i peccati, sicché Dio non li ricorda più (cf. Is 43,25). Inizia proprio nel battesimo quella “conoscenza della salvezza” sperimentata “nella remissione dei peccati” (Lc 1,77) – come cantiamo nel Benedictus –, l’unica esperienza di salvezza che ci è donato di fare durante la nostra vita terrena. Nel battesimo lo Spirito santo distrugge l’uomo vecchio (cf. Rm 6,6), fa rivestire il cristiano di Cristo (cf. Gal 3,27), lo rende uomo nuovo (cf. Ef 4,24), creatura nuova (cf. 2Cor 5,17) conforme a Gesù Cristo, il nuovo Adamo (cf. 1Cor 15,45). Efrem il Siro (iv secolo) legge il battesimo di Gesù come discesa nell’acqua di Gesù e dello Spirito che era presso di lui: lo Spirito santo invisibile si è mescolato all’acqua visibile, in modo che chi è immerso lo sia non solo nell’acqua ma anche nello Spirito mescolato ad essa. Secondo Efrem nel battesimo la remissione dei peccati avviene grazie all’immersione nello Spirito santo. Battesimo di Cristo e battesimo del cristiano non si oppongono ma si completano, perché “come lo Spirito è sceso su Gesù nel suo battesimo” (cf. Mc 1,10 e par.), così è donato attraverso il suo battesimo: “Ecco il fuoco e lo Spirito santo sul fiume in cui tu sei stato battezzato [o Cristo], fuoco e Spirito nel nostro battesimo”.

Enzo Bianchi, Effusione dello Spirito santo e remissione dei peccati

Tre arpe, beatitudine della chiesa

Leggi tutto: Tre arpe, beatitudine della chiesaNel giorno dell’Epifania il vangelo conferma e rilancia la grande promessa di Dio ad Abramo, che lo zelo del Signore compirà: “In te si diranno benedette tutte le genti della terra” (Gen 12,3).

Nella venuta dei magi inizia a risplendere l’adempimento del mistero nascosto nei secoli nella mente di Dio. Da sempre il Signore vuole che tutti gli umani siano salvati, arrivando a conoscerlo, e con loro tutte le creature: cioè la salvezza che Dio ha preparato è coestensiva alla creazione. Dio ha creato solo ciò che ha amato: ciò che non avesse amato, non l’avrebbe neppure creato, come dice il libro della Sapienza. Tutto è stato creato nel Verbo, e tutto sarà ricapitolato, re-intestato nel Verbo, cioè è abitato dal Verbo già ora. In vista di questa salvezza Dio ha eletto Abramo, Israele e la chiesa. Anche l’elezione e la vocazione del servo del Signore sono per le moltitudini. Non c’è salvezza che non sia salvezza per tutti. Mentre attendiamo che tutte le genti si dicano benedette nel Signore Gesù, e che Israele si rallegri, si possa rallegrare di riconoscerle benedette nel suo Messia, noi, chiesa dalle genti, possiamo forse leggere in questa pagina quel mandato che Efrem il Siro chiamava la beatitudine della chiesa, cioè far risuonare le tre arpe gloriose: le Scritture sante di Israele, il vangelo e la creazione …

La terza arpa è la creazione. Una meravigliosa stella, prodigiosa come tutte le stelle, ha saputo indicare, brillando di gioia, colui che l’aveva creata (cf. Bar 3,35). I magi hanno saputo scrutare con enorme sapienza amorosa il cielo stellato, e hanno saputo ascoltare da lui un racconto del Creatore fino a giungere a Gerusalemme. Per crescere nella conoscenza del Signore dobbiamo imparare dalle genti tutte, dalla loro obbedienza alla creazione, a decifrare quel canto che le creature, per amore di Dio, sanno fare. La rivelazione non spegne affatto né rende superfluo questo canto, anzi: fu grandissima la gioia dei magi nel rivedere la stella, dopo aver ricevuto l’annuncio delle Scritture. Gesù, che qui è cercato grazie a una stella, saprà scrutare sia le Scritture che la creazione, alla quale sapeva di appartenere, e saprà leggere la promessa della resurrezione sia nella pagina del roveto ardente sia nel chicco di grano caduto a terra…

 

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Nella bontà e nella mitezza

Leggi tutto: Nella bontà e nella mitezzaColui che è veramente Signore e creatore di ogni cosa, l'invisibile Dio, egli stesso mandò dai cieli la verità e la parola santa e incomprensibile agli uomini e la stabilì saldamente nei loro cuori; e non mandò, come alcuni potrebbero immaginare, un servitore, un angelo, un arconte, uno di coloro che reggono le realtà terrestri o di coloro ai quali è affidato il governo delle realtà celesti, ma lo stesso autore e creatore dell'universo, per mezzo del quale creò i cieli e racchiuse il mare entro i suoi confini ... è lui che Dio ha inviato agli uomini. Forse, come qualcuno potrebbe pensare, [fece questo] per imporre tirannia, paura, spavento? No di certo! Lo ha inviato, invece, nella bontà e nella mitezza, come un re che invia suo figlio re; lo ha inviato come Dio; lo ha inviato come uomo agli uomini; lo ha inviato per salvare, per convincere e non per costringere; la costrizione non si addice a Dio. Lo ha inviato per chiamare, non per accusare; lo ha inviato per amare, non per giudicare (cf. Gv 3,16-17) ...

Nessun uomo ha visto o ha conosciuto [Dio] (cf. Gv 1,18; 1Gv 4,12), ma egli stesso si è manifestato. E si è manifestato attraverso la fede, alla quale soltanto è consentito vedere Dio. Dio infatti, il padrone e il creatore di tutte le cose, colui che le ha fatte tutte e le ha disposte secondo un ordine, non solo si è mostrato pieno di amore per gli uomini, ma anche longanime. Sempre fu, è e sarà tale: benevolo, buono, senza ira e veritiero, il solo buono.

Avendo concepito un progetto grande e inesprimibile, lo comunicò soltanto al Figlio. Finché dunque conservava e custodiva nel mistero il suo sapiente proposito, sembrava non interessarsi di noi e non preoccuparsene. Ma quando lo ebbe rivelato attraverso il suo Figlio amato ed ebbe manifestato ciò che fin da principio era stato preparato (cf. Rm 16,25-26; Ef 3,4-12), ci offrì un tempo per ogni cosa: l'essere partecipi dei suoi doni, il vedere e il comprendere. Chi mai di noi se lo sarebbe aspettato?

(A Diogneto)

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