La cella è pedagogia alla vita interiore: ci guida verso l’interiorità, cioè verso l’integrazione personale, corpo, mente e spirito, e dunque aiuta la nostra unificazione.
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Il silenzio interiore è innanzitutto silenzio della memoria, per non continuare a essere abitati e disturbati da ricordi del passato che ci tolgono la pace, che ci fanno vivere di nostalgie o di rancori o perfino di odio.
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Sforzarsi, perdere la vita, rinnegare se stesso, pazientare: tutte operazioni che trovano senso e diventano non solo comprensibili ma anzitutto accettabili e poi anche vivibili se esprimono fede nel Signore, amore e libertà, se avvengono nello spazio dell’amore e della libertà.
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La vocazione di ciascuno è letta come sguardo d’amore del Signore: uno sguardo d’amore che è anche sguardo di elezione. La chiamata significa essere visti, conosciuti personalmente, intimamente, e questo sguardo d’amore illumina, dà senso e direzione all’esistenza.
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