Mangiare nella Bibbia (2)

La cena del seder pasqualedi Paolo De Benedetti

Nel mangiare biblico vanno notati due elementi indistinguibili nel senso che ognuno sconfina nell'altro: sono il godere e il celebrare, e l'uno non esiste senza l'altro.

Sull'aspetto della "celebrazione" c'è un testo talmudico fondamentale. "Rabbi jochanam e rabbi El 'azar dicevano: "Quando esisteva il Santuario, l 'altare espiava le colpe d' Israele; ora è la tavola dell'uomo che espia le sue colpe".
Ciò significa che la tavola apparecchiata, cui ci si siede mangiando e bevendo realmente e non "come se", sostituisce l'altare. Ciò in due sensi:
- in primo luogo perché assumere cibo comporta la preghiera che precede e segue questo atto;
- in secondo perché consumando i doni di Dio si gode e si celebra, nel senso dei cosiddetti sacrifici pacifici o di comunione.

Ossia, alla tavola si costruisce una piccola comunità in cui non devono mancare i poveri e gli ospiti; è il cibo ad essere, ora, l'elemento di comunione che una volta era costituito dai sacrifici detti shelamin.  È questa la ragione per la quale qualsiasi pasto deve finire con la birkath ha-mazzon, ossia con la benedizione del pasto. A tale proposito è opportuno citare due testi: Dt 12,7 mangerete davanti al Signore vostro Dio e gioirete voi e le vostre famiglie di tutto ciò a cui avrete posto mano e in cui il Signore vostro Dio ci avrà benedetti; e Dt 8,10 mangerai dunque a sazietà e benedirai il Signore Dio tuo ...

Essi ci dicono che si mangia sempre davanti a Dio, e dopo aver mangiato ed essersi saziati si benedica il Signore con la birkath ha-mazzon, che è anche detta benedizione sulla sazietà.
Questa forte connessione tra godere e celebrare fa sì che, in un certo senso, il libro di cucina ebraico si può considerare un libro liturgico: in esso oltre alle tradizioni alimentari che rappresentano le varie diaspore ebraiche (ashkenazita, sefardita ecc.) si trova l'accoppiamento cibo-festa; vi sono i cibi che si mangiano a Capodanno, quelli prescritti per l'inizio e la fine di Kippur, i cibi per Pasqua. Le varie famiglie ebraiche, spesso, assieme con le proprie verità rituali e musicali, tramandano anche le proprie verità alimentari.

L'esaltazione massima di questo accoppiamento cibo-liturgia, si ha nella cena pasquale, il Seder. La cena pasquale pone coloro che mangiano in una situazione precisa. Nel corso del Seder pasquale, si dice: "Ognuno deve considerare se stesso come se lui fosse uscito dall'Egitto". Questo avviene mangiando determinati cibi: sedano, lattuga, erbe amare, le azzime, la salsa charoset ecc.
La cena pasquale rappresenta, nel modo più perfetto, l'accoppiamento di oralità-parola-Dio: in ogni momento del rito questi elementi sono così indissolubilmente legati che è quasi impossibile separarli.


 

Paolo De Benedetti, docente di Giudaismo alla Facoltà teologica dell’ Italia settentrionale di Milano e all’Istituto di Scienze religiose dell’Università di Urbino
tratto da: I due elementi del mangiare, in Il cibo e la cucina, atti del covegno nazionale di studi, Accademia italiana della cucina, Prato 1992.