Il gusto è relazione

tortedi Luciano Manicardi

Il bambino viene nutrito in funzione dei gusti dei suoi genitori, a loro volta segnati dal gusto della società e del gruppo umano in cui vivono. Secondo gli studi e le osservazioni sperimentali di Matty Chiva, in origine la sensazione gustativa è nient’altro che un fenomeno fisiologico, il riflesso gustativo-facciale: fin dai primi momenti di vita il neonato reagisce con una mimica facciale alle stimolazioni sapide. E la reazione differisce a seconda che il sapore sia salato, zuccherato, amaro o acido. La mimica all’origine non comporta una connotazione emozionale, ma l’acquisisce rapidamente perché il sociale (l’ambiente circostante, soprattutto la madre) capta il fisiologico (appunto il riflesso gustativo-facciale) e arriva a mutarlo in psichico. Il fisiologico ha dunque un riflesso sociale, comunicativo, che diviene poi atteggiamento psicologico del bambino. Chi sta intorno al bambino ne capta le reazioni, le mimiche e le interpreta (la mamma nota che un certo cibo “gli piace” o “non gli piace”, “è buono” o “è cattivo”). Così chi sta intorno al bambino si adatta alle sue reazioni e non gli dà ciò che non gli piace; analogamente, il bambino impara a utilizzare le sue mimiche per comunicare con il suo entourage, per fargli capire le sue preferenze, per manipolarlo. Lo studio dei riflessi gusto-facciali oltrepassa il solo livello del gusto alimentare e riguarda il farsi della persona: dal riflesso gustativo-facciale inizia un cammino verso la comunicazione orientata. Si disegna il passaggio dalla reazione gustativa alla relazione interpersonale. La sensazione gustativa con la sua doppia connotazione di informazione e di emozione si inscrive nel contesto relazionale e sociale dell’individuo. Questo è decisivo per la costruzione della personalità umana. Naturale negli animali, questo senso del buono e del cattivo è negli uomini legato alla cultura. I viaggiatori ben conoscono le variazioni etniche e regionali dei gusti. E dei cibi sentiti come disgustosi. E noi vedremo come questa dimensione comunicativa sia nelle religioni orientata alla comunione. Si pensi, in ambito cristiano, all'eucaristia.