18 ottobre 2026
Matteo 22,15-21 (Is 45,1.4-6; 1Ts 1,1-5b)
XXIX domenica del tempo ordinario
di fratel Luigi
Nel rispondere ai farisei e agli erodiani che lo interrogano sul tributo da versare all’imperatore, Gesù risponde che si può e si deve restituire a Cesare quello che è suo, ma ciò che soprattutto è importante è restituire a Dio quello che gli compete e gli appartiene. E questo significa anzitutto restituirgli interamente la propria vita: restituirgliela nel rendimento di grazie, in atti e parole, ogni giorno, in ogni occasione e momento, nell’amore verso di lui e verso gli altri.
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11 ottobre 2026
Matteo 22,1-14 (Is 25,6-10a; Fil 4,12-14.19-20)
XXVIII domenica del tempo ordinario
di fratel Luigi
La parabola del banchetto nuziale ci annuncia un Dio che non esige nulla per sé, ma che, mentre mette semplicemente a disposizione la sua generosa ospitalità, viene ferito dal rifiuto e dall’indifferenza di chi preferisce i propri piccoli interessi quotidiani. Davanti a questa chiusura, l’abbraccio del Re si fa universale, spalancando le porte della festa a tutti. Questa immensa libertà esige però una risposta autentica: la tragica figura dell’invitato senza veste nuziale, ci ricorda il rischio di vivere accanto al Signore smarrendo la memoria della propria fragilità, dimenticando che la grazia ricevuta va custodita e fatta fiorire ogni giorno con la responsabilità e la conversione del cuore.
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27 settembre 2026
Matteo 21,28-32
XXVI domenica del tempo ordinario
di fratel Matteo
La parabola mette in contrasto due risposte assolutamente antitetiche ed estreme. Due risposte per racchiudere, in realtà, le mille sfumature di risposte umane che vi stanno frammezzo, i mille modi in cui possiamo vivere l’incoerenza delle nostre risposte alla parola del Signore.
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20 settembre 2026
Matteo 20,1-16
XXV domenica del tempo ordinario
di fratel Matteo
Con questa parabola il vangelo ci spinge a evangelizzare il nostro modo di guardare a noi stessi, agli altri, alla vita e alle nostre relazioni assumendo lo sguardo di Dio, che declina la sua libertà come bontà. Per entrare in questa logica, dobbiamo lasciarci avvolgere e convertire da quello sguardo di amore che a ciascuno di noi, al cuore delle nostre meschinità, dice: “Amico”.
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