La mano e il cuore

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21 gennaio 2026

Il sabato è per l’ebraismo, come e più che la nostra domenica, il giorno in cui l’attività ordinaria cessa per fare spazio alla lode del Dio creatore e all’attesa del suo giorno: due dimensioni che dovrebbero sostenere ogni giornata, e che spesso preferiamo confinare a un giorno specifico. Con le conseguenze che questo brano del Vangelo ci presenta: la completa indifferenza di fronte a un uomo che ha una mano inaridita, ossia incapace di distendersi e stringere: in una parola, un uomo con un grave impedimento alle relazioni fraterne. Da questo punto di vista, possiamo dirci con sicurezza migliori di costui?

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Libero, oltre il lecito?

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20 gennaio 2026

“Il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato”. I primi discepoli di Gesù approdano gradualmente a una migliore comprensione di questa parola ripensando a ciò che egli ha vissuto. E noi ci troviamo a riflettere sulla nostra comprensione del “lecito” e sulla nostra libertà, anche nelle cose più sante. 

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“Allora digiuneranno”

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19 gennaio 2026

Nella vastità del tempo e dello spazio, il digiuno rientra nelle esperienze dell’uomo religioso: il rapporto con il cibo dice un rapporto con la vita e con la fonte della vita stessa… Il vivente che non mangia è votato alla morte; di conseguenza il digiuno non può essere una condizione ordinaria e consueta, ma semmai un’eccezione, un’interruzione che ribadisce l’essenza della nostra creaturalità, la nostra dipendenza da altro e da altri, da una vita fuori di noi che concorre a rendere viva e vivibile la nostra stessa vita. 

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