L'ecumenismo delle reliquie

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di George Demacopoulos

Nel giugno del 594 papa Gregorio Magno ricevette una lettera dall’imperatrice Costantina che gli chiedeva le venisse inviato a Costantinopoli il cranio di san Paolo, in modo che lei e altri fedeli potessero trarre beneficio dalla venerazione dei resti di un così grande santo. San Gregorio declinò la richiesta, sottolineando come la Chiesa romana non usasse smembrare le ossa dei santi.

Dal VI secolo molti eventi sono occorsi tra Roma e Costantinopoli, ma la recente decisione di papa Francesco di inviare al Patriarca ecumenico una porzione del corpo di san Pietro è un gesto di cui non si può ignorare l’assoluta rilevanza. Più di ogni altra cosa, è un chiaro segno del desiderio del Pontefice di promuovere la causa dell’unità dei cristiani.

Un aspetto in particolare può essere di aiuto per dimostrare come mai il dono di Francesco sia al tempo stesso così significativo e senza precedenti. Fin dalla tarda antichità i vescovi di Roma si servivano delle reliquie per fini diplomatici. Ma le reliquie che distribuivano non erano propriamente dei resti dei corpi dei santi. Si trattava invece di frammenti di tessuti o di metalli che erano stati a contatto con il corpo di un santo. Il Vaticano era stato a lungo un luogo di destinazione di reliquie di corpi, non un centro di distribuzione.

Gregorio Magno è stato il primo papa a scrivere copiosamente sul potere miracoloso delle reliquie, ed è stato anche il primo papa a usare le reliquie di san Pietro come strumento chiave della sua diplomazia internazionale. In più di una dozzina di occasioni il pontefice inviò la limatura delle catene con cui era stato legato san Pietro per persuadere autorità civili o ecclesiastiche a sostenere le iniziative papali o per ringraziarli di averlo fatto.

Nei secoli successivi, Roma iniziò ad accumulare un numero ingente di reliquie di corpi. Alcuni sostengono che questo fosse dovuto alla devozione, altri la ritengono una strategia volta a controllare la devozione popolare. In ogni caso, solo Costantinopoli possedeva più reliquie di Roma … finché ha potuto. I crociati saccheggiarono Costantinopoli e si impadronirono del suo sacro tesoro. Alcune delle reliquie frutto di saccheggio finirono in monasteri e cattedrali dell’Europa occidentale, ma la maggioranza ebbe Roma come destinazione finale.

Gli anni sessanta del secolo scorso hanno conosciuto un significativo disgelo nei rapporti tra cattolici e ortodossi, in parte frutto anche della restituzione di reliquie trafugate: una parte del corpo di sant’Andrea apostolo venne restituita alla Chiesa di Grecia, mentre san Marco evangelista fu parzialmente restituito alla Chiesa copta.

Nel 2004, uno degli ultimi gesti pubblici di papa Giovanni Paolo II suggellò il suo diuturno impegno per l’unità dei cristiani: il papa e il patriarca ecumenico Bartholomeos celebrarono insieme una liturgia nel corso della quale san Gregorio ilTeologo e san Giovanni Crisostomo furono restituiti ai cristiani di Costantinopoli. Durante la loro vita erano stati entrambi arcivescovi di Costantinopoli, ma i loro corpi erano sepolti a Roma a partire dalla Quarta Crociata.

Il dono fatto da papa Francesco di una parte del corpo di san Pietro è allora oltremodo significativo perché, a differenza degli altri scambi recenti, non è la riparazione di un torto, cioè la restituzione agli ortodossi di qualcosa che storicamente apparteneva loro. No, il dono di Francesco al patriarca ecumenico di una reliquia petrina è significativo in quanto si tratta della cessione incondizionata di una porzione del più prezioso tesoro sacro del Vaticano: il fondamento stesso della sua autorità simbolica nel mondo cristiano.

Nel medioevo i papi usavano le reliquie di san Pietro e l’eredità petrina come armi per affermare la propria autorità sopra gli altri poteri civili ed ecclesiastici. Ma papa Francesco ha ribaltato il paradigma medievale: nelle sue mani le reliquie di san Pietro fungono da dono dell’amore cristiano. Francesco vede in Bartholomeos un autentico fratello e con questo gesto rende manifesta la sua volontà di andare oltre ogni suo predecessore – incluso Gregorio Magno – nel perseguire la riconciliazione.

*George Demacopoulos,
pubblicato in Public Orthodoxy con il titolo Pope Francis’s Relic Diplomacy.
Tradotto per Finestra ecumenica per gentile concessione dell’autore, già relatore al XXIII Convegno internazionale di Spiritualità ortodossa, Bose, 9-12 settembre 2015.