17 gennaio 2026
“Gente di poca fede” (v. 30), siamo questo, tutti noi, uomini e donne che credono, ma anche non credono. Gesù lo sa e oggi ci richiama alla fede con immagini che si depositano nella memoria e suscitano un sorriso sui nostri volti spesso tristi e delusi. Alla frammentazione del nostro cuore, diviso tra pensieri, progetti, che rischiano di renderci schiavi nel continuo tentativo di realizzazione, vivendo ogni giorno come una corsa affannata contro la preoccupazione, illusi di poter “allungare, anche di poco la nostra vita” (cf. v. 27), di prevenire l’imprevedibilità, sconosciuta e per questo paurosa, del domani, ci dimentichiamo di vivere il presente e consumiamo tutte le energie nella paura, pre-occupandoci di ciò di cui non possiamo occuparci perché appartiene al futuro, Gesù oggi contrappone l’“unum necesssarium”. Parole attualissime!
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16 gennaio 2026
Pur volendo restare appartato, come ci racconta Marco nei versetti precedenti al brano di oggi, Gesù attira le folle. Le attira per le sue parole, per la sua compassione e per i suoi gesti di amore verso chi gli chiede aiuto.
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15 gennaio 2026
Gesù percorre la Galilea annunciando l’evangelo e scacciando i demoni. Avviene l’incontro con un uomo lebbroso. Secondo la Legge il lebbroso era considerato come un morto, escluso dalla comunione con il popolo di Dio, da ogni vita sociale e religiosa, doveva denunciare la sua impurità e stare lontano da tutti, in luoghi deserti. Una vita chiusa, finita. La guarigione di un lebbroso era ritenuta improbabile quanto la resurrezione di un morto.
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