“Allora digiuneranno”

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19 gennaio 2026

Nella vastità del tempo e dello spazio, il digiuno rientra nelle esperienze dell’uomo religioso: il rapporto con il cibo dice un rapporto con la vita e con la fonte della vita stessa… Il vivente che non mangia è votato alla morte; di conseguenza il digiuno non può essere una condizione ordinaria e consueta, ma semmai un’eccezione, un’interruzione che ribadisce l’essenza della nostra creaturalità, la nostra dipendenza da altro e da altri, da una vita fuori di noi che concorre a rendere viva e vivibile la nostra stessa vita. 

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Cercare il “prima”

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17 gennaio 2026

“Gente di poca fede” (v. 30), siamo questo, tutti noi, uomini e donne che credono, ma anche non credono. Gesù lo sa e oggi ci richiama alla fede con immagini che si depositano nella memoria e suscitano un sorriso sui nostri volti spesso tristi e delusi. Alla frammentazione del nostro cuore, diviso tra pensieri, progetti, che rischiano di renderci schiavi nel continuo tentativo di realizzazione, vivendo ogni giorno come una corsa affannata contro la preoccupazione, illusi di poter “allungare, anche di poco la nostra vita” (cf. v. 27), di prevenire l’imprevedibilità, sconosciuta e per questo paurosa, del domani, ci dimentichiamo di vivere il presente e consumiamo tutte le energie nella paura, pre-occupandoci di ciò di cui non possiamo occuparci perché appartiene al futuro, Gesù oggi contrappone l’“unum necesssarium”. Parole attualissime!

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“Lo voglio, sii purificato!"

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15 gennaio 2026

Gesù percorre la Galilea annunciando l’evangelo e scacciando i demoni. Avviene l’incontro con un uomo lebbroso. Secondo la Legge il lebbroso era considerato come un morto, escluso dalla comunione con il popolo di Dio, da ogni vita sociale e religiosa, doveva denunciare la sua impurità e stare lontano da tutti, in luoghi deserti. Una vita chiusa, finita. La guarigione di un lebbroso era ritenuta improbabile quanto la resurrezione di un morto

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Libertà e fedeltà

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14 gennaio 2026

Il predicare il vangelo di Gesù, meglio, la sua quotidianità, si colloca fin dall’inizio in un vivere “in compagnia” con i primi discepoli e non da solo, un andare con loro e non tanto un “trascinarli” dietro a sé, mostrando una grande capacità di ascolto e di vita di relazione. 

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Sei venuto a rovinarci?

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13 gennaio 2026

Con il ritorno nel “tempo ordinario”, dopo l’Avvento e il tempo di Natale, leggiamo i primi capitoli dell’evangelo secondo Marco. Ma il tempo ordinario è postosotto il segno del nostro battesimo, come indicava l’Evangelo che abbiamo letto domenica, il quale, ricordando il battesimo di Gesù, ci rimandava anche al nostro proprio battesimo: l’evento straordinario che occorre vivere pienamente e ogni giorno nel tempo ordinario.

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