“Ecco mia madre e i miei fratelli!”

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27 gennaio 2026

Il vangelo di Marco ci ha narrato a più riprese come Gesù sia cercato da una grande folla: erano talmente tanti che non poteva più entrare in una città (cf. Mc 1,45); la gente veniva da ogni regione della Palestina (cf. Mc 3,8); chi aveva qualche male voleva toccarlo cercando in lui guarigione (cf. Mc 3,10); anche quando entrava in una casa, la folla si radunava al punto che lui e i suoi discepoli non riuscivano neppure a mangiare (cf. Mc 3,20). E Gesù accoglie tutti, vuole che non vada perduto nulla di ciò che il Padre gli ha affidato. 

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Spogliarsi e sottomettersi

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26 gennaio 2026

Nel testo Exordium parvum troviamo scritto che Roberto prima, poi Alberico e Stefano, primi abati di Citeaux che oggi ricordiamo “sottomettevano i loro superbi colli al giogo mite di Cristo” (cf. Piccolo esordio di Citeaux, cap.17). Come è possibile sottomettere la superbia del proprio collo, un pieno sempre pieno, radice di ogni perdita della misura, al giogo mite di Cristo?

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Un piccolo gregge

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23 gennaio 2026

Simone soprannominato Pietro e Andrea: fratelli, pescatori. Mentre gettano le reti nel lago, Gesù prende l’iniziativa e li chiama a sé. Uno sguardo d’amore e il gioco è fatto. Ed essi “abboccano” subito, senza tentennamenti. Goffi e lenti a credere, saranno rinviati sempre a mettersi dietro a Gesù. Riceveranno un “privilegio” speciale: servire umilmente i fratelli.

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Toccare con mano

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22 gennaio 2026

Il brano evangelico odierno inizia con l’offrire uno spaccato della attività di Gesù. Da un lato, il suo ritirarsi presso luoghi appartati, in questo caso presso il mare di Galilea insieme ai suoi discepoli (Mc 3,7), a seguito dell’ostilità di farisei e di erodiani che vedono in lui un fuorilegge di cui liberarsi (Mc 3,6). D’altro lato, il suo essere inseguito da folle entusiaste che accorrono a lui da molte contrade (Mc 3,78), attratte dalle sue parole (Mc 1,27) e dalle sue opere (Mc 3,8), tanto da gettarsi su di lui per toccarlo (Mc 3,10). 

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La mano e il cuore

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21 gennaio 2026

Il sabato è per l’ebraismo, come e più che la nostra domenica, il giorno in cui l’attività ordinaria cessa per fare spazio alla lode del Dio creatore e all’attesa del suo giorno: due dimensioni che dovrebbero sostenere ogni giornata, e che spesso preferiamo confinare a un giorno specifico. Con le conseguenze che questo brano del Vangelo ci presenta: la completa indifferenza di fronte a un uomo che ha una mano inaridita, ossia incapace di distendersi e stringere: in una parola, un uomo con un grave impedimento alle relazioni fraterne. Da questo punto di vista, possiamo dirci con sicurezza migliori di costui?

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Libero, oltre il lecito?

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20 gennaio 2026

“Il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato”. I primi discepoli di Gesù approdano gradualmente a una migliore comprensione di questa parola ripensando a ciò che egli ha vissuto. E noi ci troviamo a riflettere sulla nostra comprensione del “lecito” e sulla nostra libertà, anche nelle cose più sante. 

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