22 gennaio 2026
Il brano evangelico odierno inizia con l’offrire uno spaccato della attività di Gesù. Da un lato, il suo ritirarsi presso luoghi appartati, in questo caso presso il mare di Galilea insieme ai suoi discepoli (Mc 3,7), a seguito dell’ostilità di farisei e di erodiani che vedono in lui un fuorilegge di cui liberarsi (Mc 3,6). D’altro lato, il suo essere inseguito da folle entusiaste che accorrono a lui da molte contrade (Mc 3,78), attratte dalle sue parole (Mc 1,27) e dalle sue opere (Mc 3,8), tanto da gettarsi su di lui per toccarlo (Mc 3,10).
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21 gennaio 2026
Il sabato è per l’ebraismo, come e più che la nostra domenica, il giorno in cui l’attività ordinaria cessa per fare spazio alla lode del Dio creatore e all’attesa del suo giorno: due dimensioni che dovrebbero sostenere ogni giornata, e che spesso preferiamo confinare a un giorno specifico. Con le conseguenze che questo brano del Vangelo ci presenta: la completa indifferenza di fronte a un uomo che ha una mano inaridita, ossia incapace di distendersi e stringere: in una parola, un uomo con un grave impedimento alle relazioni fraterne. Da questo punto di vista, possiamo dirci con sicurezza migliori di costui?
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20 gennaio 2026
“Il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato”. I primi discepoli di Gesù approdano gradualmente a una migliore comprensione di questa parola ripensando a ciò che egli ha vissuto. E noi ci troviamo a riflettere sulla nostra comprensione del “lecito” e sulla nostra libertà, anche nelle cose più sante.
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