Amare la chiesa


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Affascinava la capacità di don Michele di essere «uomo di confine», di camminare «lontano dai luoghi comuni e ben perimetrati e vicino all’incrocio di molte vie», conservando «una presenza salda e veggente», come lo ricorda Giancarlo Bruni, vicino a lui fin dai primi anni del loro ministero. Affascinava la parola forte ed eloquente di don Michele, che risuonava nel calore dell’amicizia e si effondeva con libertà e parresia evangelica, come ha ricordato Enzo Bianchi in una delle prime rievocazioni volute da quanti hanno amato questo «solitario della montagna».

Don Michele non amava invece scrivere, e sarà da approfondire in sede storica il motivo di questa scelta che ne ha indubitabilmente circoscritto la possibilità di conoscenza da parte di cerchie più vaste.

Di fatto questo piccolo libro ripropone l’unico scritto pubblicato in vita da don Michele: si tratta di una relazione tenuta nel corso del convegno In memoria di Don Primo Mazzolari organizzato a Sotto il Monte nell’aprile del 1985 e poi pubblicata nel volume collettivo Don Primo Mazzolari. L’uomo, il cristiano, il prete, Cens, Milano 1886. Insieme a questo testo l’editore Qiqajon ripubblica una relazione tenuta probabilmente nel 1968 e apparsa su Il foglio 327 (2005) in occasione della morte di don Michele.
Due scritti sulla Chiesa esemplari di un amore attivo e operante per quella che si riconosceva come propria «casa», propria «madre», per usare il lessico mazzolariano; un amore teso alla ricostruzione di «un’immagine evangelicamente pura della Chiesa» (p. 32).

Nell’occasione del convegno mazzolariano il prete valdostano si dichiara estraneo alle rievocazioni, in cui avverte «il rischio della commemorazione e della sua comodità», intende invece partire dal magistero del parroco di Bozzolo per un confronto, una interrogazione attuale «sul mistero della chiesa».