Silvano, il santo che leggeva nel grande libro del cosmo

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Corriere della Sera, 27 marzo 2012
di PIETRO CITATI
Ora tutte le pagine di Silvano dell' Athos sono raccolte in un libro,Nostalgia di Dio , ottimamente tradotto da Adalberto Mainardi (Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, pp. 324, 25)

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Corriere della Sera, 27 marzo 2012
di PIETRO CITATI

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Quando era giovane, Silvano del Monte Athos, che diventò uno degli ultimi grandi santi ortodossi, era un ingenuo e mostruoso Pantagruele. Era nato nel 1866, nel governatorato di Tambo. Frequentò la scuola del suo villaggio solo per due inverni. A diciannove anni, era un giovane alto e robusto, che lavorava come carpentiere nella proprietà del principe Trubeckoj. Le ragazze lo amavano e lo corteggiavano.

Una domenica di Pasqua fece, insieme alla famiglia, un pranzo abbondante, durante il quale mangiò molta carne. Nel pomeriggio, la madre propose di preparargli una frittata: il figlio accettò, e divorò un' immensa frittata di cinquanta uova, come se fosse posseduto da un appetito insaziabile. Nelle sere di festa, andava all' osteria, dove beveva tre litri di vodka senza ubriacarsi. Tutto ciò che era enorme, faticoso o doloroso sembrava fatto apposta per lui. Quando pranzava con i suoi compagni, prendeva nella cucina un paiolo di minestra bollente con le mani nude, e lo portava sino alla tavola. Con un pugno rompeva un grosso pezzo di legna. Percuoteva gli amici, e li gettava al suolo come fili di paglia. Un giorno, fu sul punto di uccidere uno dei suoi compagni. Fino al servizio militare, continuò così la sua esistenza di gigante rabelaisiano.

Quand'era bambino, il padre aveva ospitato per qualche giorno un venditore ambulante di libri, il quale cercava di dimostrargli che Cristo non era Dio, e anzi che Dio non esisteva. Diceva continuamente: «Ma dov' è questo Dio?». Silvano bambino pensava fra sé: «Quando sarò grande, andrò a cercare questo Dio per tutta la terra». La ricerca cominciò presto. Durante il servizio militare, tra il 1886 e il 1892, pensava sempre a quel Cristo solitario e fuggiasco, al Monte Athos, dove Cristo era profondamente venerato, e al Giudizio Finale. Nell' ottobre 1892, a ventisei anni, raggiunse il Monte Athos e non lo lasciò più, salvo un periodo in cui venne richiamato alle armi come riservista. Appena giunto, trascorse alcuni giorni in ritiro, per ricordarsi di tutti i peccati che aveva commesso: peccati, che credeva innumerevoli, mentre erano avvolti da una profonda innocenza del cuore. Annotò i peccati: poi li confessò a un padre spirituale, soggiogato da un ardente e irresistibile desiderio di pentimento. Il padre spirituale gli disse: «Tu hai confessato i tuoi peccati dinanzi a Dio: sappi che ti sono stati perdonati».