“Più forti dell’odio”, il racconto di una vita monastica scandita dalla preghiera e dal lavoro


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La vita del cristiano non è un tranquilla e calma camminata per le vie del mondo perché consolati sempre e sempre ispirati da una speranza vaga e acquiescente che ci trascina al domani. In una lettera riportata  nel libro si legge : “ La vita è concessa all’uomo solo perché si abitui a poco a poco a Dio, e finalmente  si senta a suo agio, immerso in Dio”.
 Come ci viene indicato da questa raccolta di testi, la vita è una raccolta di giorno dopo giorno, ogni giorno è la scoperta di un nuovo rapporto con chi ci sta vicino, nella diversità culturale, nella diversità religiosa, nella diversità sociale, nel confronto con la miseria per riscoprire che la povertà rimane l’unico strumento per potersi porre a confronto con chi ci sta accanto, con il prossimo.  Quale povertà? Certo sta a noi scoprirla. Quale povertà vivere? Sta a noi sperimentarla.

“Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mensa del mio regno”  (Lc 22,28).  Il Padre li riconosce partecipi del suo cammino di piccolezza e povertà fino alla reciproca Pasqua. Incommensurabile è la misericordia e la bontà del Signore verso i suoi poveri figli chiamati a condividere con Lui, se poveri, la Mensa e il Regno.

Testimoni dell’ansia, del desiderio di essere riconosciuti. Si, forse si sono accontentati di essere solo riconosciuti da Lui. L’evento dominante della vita di ogni cristiano: essere riconosciuti dal Padre per poter poi dichiararsi figli.
Oggi sembra andar di moda il tema dei nuovi stili di vita , certamente utile confrontarsi in un momento di falsa e recitata opulenza e di ostentazione   con nuovi stili di vita improntati alla sobrietà, ma dobbiamo avere il coraggio di recuperare il senso della povertà come attributo della vita cristiana.