“Più forti dell’odio”, il racconto di una vita monastica scandita dalla preghiera e dal lavoro


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Testimoni dunque di un martirio per amore ma anche testimoni di una vita integrata con il mondo islamico; scriveva a questo proposito Max Thurian, della comunità di Taizè, una frase così  vicina ai nostri monaci: “E’ necessario che la chiesa assicuri a fianco dell’Islam una presenza fraterna di uomini e di donne che condividano il più possibile la vita dei musulmani , nel silenzio, nella preghiera e nella amicizia. Così si preparerà a poco a poco quello che Dio vuole nelle relazioni tra chiesa e islam”.

“Non c’è pace tra le nazioni senza pace tra le religioni.
Non c’è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni.
Non c’è dialogo tra le religioni senza una ricerca sui fondamenti della religioni.”
Così scriveva non a torto anche Hans Kung.

In conclusione . Vale forse riprendere quanto Guido Dotti, monaco della comunità di Bose scrive nella  prefazione del libro.
“L’espressione più appropriata per esprimere il loro itinerario nel corso degli ultimi due anni potrebbe essere quella di –oscuri testimoni di una speranza-. I manaci di Thibirine hanno offerto la loro vita nella speranza di un’Algeria rappacificata, di un dialogo costruttivo tra credenti, dell’autentico culto gradito a Dio. L’espressione, citata da Frere Christian in occasione dell’uccisione di Soeur Paul-Hélène e di Frere Henri, è ripreso da un inno liturgico che merita di essere citato per intero, tanto esprime il significato di una vita donata: