Messaggio di Alessio II, Patriarca di Mosca

XVI Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
LA PATERNITÀ SPIRITUALE NELLA TRADIZIONE ORTODOSSA
Bose, 18-21 settembre 2008
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

Alessio II, Patriarca di Mosca e di tutta la RussiaMESSAGIO DI ALESSIO, PATRIARCA DI MOSCA

Ai partecipanti
al XVI Convegno internazionale
di spiritualità russa
“La paternità spirituale nella tradizione ortodossa”
(Bose, Italia, 18-21 settembre 2008)

Molto reverendo padre Enzo Bianchi,
Egregi organizzatori e partecipanti del seminario,

Saluto di cuore tutti i partecipanti all’annuale convegno di spiritualità russa, che si svolge tra le ospitali mura della comunità monastica di Bose, nota per la sua sincera apertura al dialogo cordiale tra i rappresentanti di diverse confessioni.
Il tema di quest’anno “La paternità spirituale nella tradizione ortodossa”, va alle fondamenta della vita cristiana. Dai primi secoli del cristianesimo, e specialmente con la comparsa del monachesimo, nella Chiesa si è sempre sottolineata l’importanza di una guida esperta per la giusta sequela sul cammino della salvezza. Perciò ha sempre avuto grandissima importanza la via dell’ubbidienza al proprio padre spirituale per la maturazione nella docilità alla legge divina.

Oggi possiamo affermare che la direzione spirituale nacque nella Chiesa antica come un dono alla alimentazione pastorale dei credenti, basato sulla personale vita virtuosa del direttore spirituale. I primi padri spirituali non erano certo motivati dal desiderio di esercitare un potere sul gregge dei fedeli, ma dal desiderio di condividere la propria esperienza, il cui unico fine, come disse molti secoli dopo San Serafino di Sarov, è quello di attingere il santo Spirito di Dio.

La storia della Chiesa ha visto periodi di fioritura della direzione spirituale, in cui una pleiade di grandi santi si sono distinti operando su questo terreno. Il primo periodo è senz’altro quello del monachesimo antico. Con gli anacoreti del deserto egiziaco e siriaco dei secoli IV-VII la Chiesa ha avuto autentici fari spirituali, verso i quali confluivano credenti da tutto il mondo cristiano alla ricerca di consiglio, conforto e guida. Possiamo ricordare sant’Antonio il Grande, i grandi padri Doroteo, Marco e Varsonofio, Giovanni Climaco e molti altri, il cui personale esempio di vita ascetica e i benefici insegnamenti furono e sono tutt’ora una guida sicura per molte generazioni di credenti ortodossi.

Il rivelarsi degli starec russi tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo è stato in sostanza una ripresa di quella tradizione spirituale germogliata nell’Oriente cristiano. In questo periodo rifulsero colonne di santità e saggia direzione spirituale come il beato Serafino di Sarov, gli starec di Optina: i beati Macario, Ambrogio, Anatolio, Varsonofio, Nectario, Nikon e altri. Nell’ambito del clero parrocchiale le personalità più venerate sono il santo Giovanni di Kronštadt e il santo Alessio Me?ev. Come un tempo dai padri del deserto della Chiesa antica, dagli starec andavano persone, provenienti da tutta la Russia e dai più diversi strati sociali: poveri contadini analfabeti e insigni rappresentanti del pensiero russo, che comprendevano tutta la limitatezza della ragione umana e cercavano consiglio dagli asceti illuminati dallo Spirito Santo. Ivan Kireevskij, noto pensatore slavofino, scrisse: “Vi è una realtà più considerevole di tutti i libri e le idee esistenti: è lo starec ortodosso, dinanzi al quale potete rivelare i vostri pensieri e dal quale potete ascoltare non una personale opinione più o meno utile, ma il giudizio dei santi padri. Grazie a Dio, di questi starec ve ne sono ancora in Russia”. Agli starec di Optina Pustyn si rivolsero per avere una saggia direttiva anche Fedor Dostoevskij, che per influsso della sua conoscenza con il beato Ambrogio di Optina creò l’immortale immagine dello starec Zosima nei Fratelli Karamazov, e Vladimir Solovev, che nella sua Leggenda dell’Anticristo incarnò nella figura dello starec Ioann un vero padre spirituale ortodosso.
Negli anni del delirio rivoluzionario e delle persecuzioni antireligiose Iddio non lasciò i fedeli della Chiesa Ortodossa Russa senza la guida di esperti padri spirituali. Molti di loro, come il beato starec Nikon di Optina (Beljaev) dovettero soffrire per Cristo nei campi di prigionia e in esilio , e spesso andare incontro al martirio. E tuttavia, anche in queste pesantissime circostanze rifulsero i luminari dello spirito, che nei pochi monasteri e parrocchie rimaste continuarono a dirigere il gregge alla salvezza in Cristo. Sono certo che l’abnegazione pastorale di questi uomini dello spirito ha contribuito molto a quel risveglio religioso che è iniziato nel nostro paese dopo la caduta del regime ateistico.

Nel periodo post-sovietico, quando la Chiesa Ortodossa Russa ha avuto finalmente la possibilità di assolvere senza ostacoli la propria missione di salvezza, e milioni di persone hanno cominciato a rivolgersi a lei alla ricerca di nutrimento spirituale, si è posta con forza l’esigenza di pastori sapienti, capaci di orientare i credenti sul giusto cammino spirituale. Riconoscenti a Dio per la sua grande benevolenza verso il nostro popolo cristiano, noi preghiamo perché continui a inviare a questa immensa messe degli operai che pienamente corrispondano a quello che disse il venerando Filarete (Amfiteatrov): “Sono lodevoli quei pastori che conducono il gregge non verso se stessi, ma verso Dio”.

Concludendo esprimo la convinzione che questo convegno, al di là del suo profondo carattere teologico, abbia anche una importanza pratica di grande attualità. La ricca esperienza di direzione spirituale dell’ortodossia può senz’altro aiutare molti cristiani, i quali si trovano ai crocicchi della vita e sono esposti a tante tentazioni e dubbi, a ritrovare un saldo orientamento nel proprio cammino spirituale.
Con tutto l’animo auguro agli organizzatori e ai partecipanti convenuti il copioso aiuto di Dio nel buon operare.

IL PATRIARCA DI MOSCA E DI TUTTA LA RUSSIA

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