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Il tempo e lo spazio complessi in cui ci troviamo a vivere, fatti di confini sempre meno definiti, di migrazioni, di viaggi, di persone che per mille ragioni si trovano a vivere la condizione di stranieri o di ospiti, ci stimolano a riflettere sulle dimensioni dell’accoglienza e dell’ospitalità, praticate da sempre in tutte le culture. Conosceremo, attraverso la lettura di alcuni passi della Bibbia, qualcosa di più sulla figura dello straniero, del pellegrino, del viandante. Testi per riflettere, per interrogarsi, per vivere bene e non avere paura di confrontarsi con una realtà sempre più complessa e plurale.

Vita piena a voi!

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Caro amico, cara amica,

da qualche giorno siamo in festa per l’annuncio pasquale che anche in questi tempi durissimi dà forza e senso alla nostra vita: “Cristo è risorto il terzo giorno secondo le Scritture” (1Cor 15,3). Ma come questa fede agisce sulla nostra vita concreta?

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Una lotta per la vita

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Caro amico, cara amica,
siamo da poco entrati nel tempo liturgico della Quaresima, i quaranta giorni che ci conducono a Pasqua.
Nella grande tradizione cristiana questo tempo è sempre stato vissuto come occasione di ascesi, cioè di esercizio, di lotta spirituale: sì, perché l’essere e il vivere da cristiani (e da esseri umani) è un esercizio perseverante, un’arte da affinare ogni giorno. Purtroppo l’idea che oggi si ha dei cristiani è quella di persone con una generica attitudine alla bontà, oppure obbedienti a un codice morale. In realtà, essere cristiani è acquisire a poco a poco i contorni del discepolo, della discepola, predisponendo tutto per accogliere e fare nostra la concreta vita umana vissuta da Gesù di Nazaret.

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Un uomo come Gesù solo Dio ce lo poteva dare

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Caro amico, cara amica,

nella notte di Natale abbiamo ascoltato le parole rivolte dall’angelo ai pastori accorsi a Betlemme: “Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore, il Cristo Signore” (Lc 2,10-11). Nel giorno del Natale questa stessa buona notizia viene espressa in altro modo dal quarto vangelo, il vangelo secondo Giovanni. Il prologo di questo testo (Gv 1,1-18) è una parola di gloria sul Natale, che ci fa capire da un altro punto di vista l’unico Vangelo dell’incarnazione, dell’umanizzazione di Dio: un uomo come Gesù solo Dio ce lo poteva dare. È una pagina teologicamente ricchissima, è la sintesi ultima: se Gesù ha narrato in modo definitivo Dio (exeghésato, come il prologo si conclude), Giovanni ha narrato in modo definitivo il senso della vita di Gesù in questi 18 versetti.

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Sai aspettare?

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Caro amico, cara amica,

inizia un nuovo anno liturgico, che si apre con il tempo dell’Avvento, tempo della Venuta (dal latino Adventus) del Signore nostro Gesù Cristo. I credenti cristiani professano la loro fede dicendo: “Gesù Cristo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo Regno non avrà fine”. Ecco, il tempo dell’Avvento è soprattutto l’attesa di questo evento, attesa che sempre abita il cuore del cristiano ma che in queste settimane si fa più ardente. “Vieni, Signore Gesù, vieni presto!” (cf. Ap 22,17.20), è il grido della chiesa.

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Gesù, straniero sulla terra

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“Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18,36), rivela Gesù a Pilato durante l’interrogatorio del processo narrato nel Vangelo secondo Giovanni. Così Gesù prende posizione contro le categorie autoreferenziali e autosufficienti del potere, e dichiara la sua stranierità rispetto a “questo mondo”. Se il regno di Gesù fosse di questo mondo, i suoi servitori avrebbero combattuto perché non fosse consegnato ai sommi sacerdoti e poi ai romani (cf. Gv 18,36).

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