Lo Spirito santo nella vita di Gesù e del cristiano

Domenica 21 Maggio 2017

Enzo Bianchi

Ascolta un passaggio dell'incontro

Domenica 21 maggio si è tenuto il secondo dei tradizionali incontri primaverili che fr. Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose, quest’anno ha scelto di dedicare alla riflessione sullo Spirito santo. Alla presenza di circa cinquecento persone, Fr. Enzo ha posto l’attenzione su due relazioni fondamentali: quella tra lo Spirito e Gesù Cristo, e quella tra lo Spirito e la vita di ciascun credente.

Per Gregorio di Nazianzo “lo Spirito santo è figura di Dio”. Sicuramente questa formula esprime una verità profonda circa lo Spirito, tuttavia per i credenti di oggi essa è poco eloquente per la sua natura primariamente dottrinale. Fr. Enzo ha proposto di tradurre questa formula con l’immagine del mistero di una comunione d’amore tra l’amante e l’amato. Dio che genera, il figlio che è generato e lo Spirito che permette questa generazione. Lo Spirito santo quindi è legame di vita che permette la relazione di amore tra il Padre e il Figlio. Dunque il cristianesimo è la fede in un Dio che è in se stesso comunione.

Per questo, lo Spirito è una realtà misteriosa che si sottrae alla cosificazione e, tuttavia, è possibile ritrovare nel Nuovo Testamento alcune tracce della sua presenza. Tra i sinottici, il Vangelo secondo Luca è quello che più si sofferma sulla presenza e sull’azione dello Spirito. È attraverso la forza vivificante dello Spirito che Maria concepisce un figlio (cf. Lc 1,35); e, ancora, nell’episodio del battesimo è lo Spirito che scende su Gesù e lo indica come figlio prediletto del Padre (cf. Lc 3, 21-22). Il Vangelo degli Ebrei, un testo apocrifo non entrato nel Canone, narrando l’episodio del battesimo di Gesù, afferma che lo Spirito, dopo aver molto viaggiato tra tutti i profeti, discende sul Cristo e trova la sua dimora stabile in lui.
Ancora in Lc 4,1-13, è lo Spirito a condurre Gesù nel deserto, ed è grazie alle energie dello Spirito che Gesù vince il diavolo e le sue tentazioni. Infine, prima di dare inizio al suo ministero itinerante, Gesù torna a Nazareth (cf. Lc 4, 14-28) e durante la liturgia in sinagoga commentando il testo di Isaia, “lo Spirito del Signore è su di me”, annuncia: “Oggi si è compiuta questa Scrittura”. Ovvero è in Gesù che lo Spirito del Padre dimora in pienezza. Per questo Basilio di Cesarea chiama lo Spirito santo: “compagno inseparabile di Gesù”.

Uno dei compiti più difficili per la Chiesa universale è sempre stato quello di tenere inscindibilmente legati lo Spirito e la lettera. L’uno senza l’altra conducono ad estremismi e radicalizzazione che lacerano la Chiesa e confondono il vero messaggio cristiano. La vita di Gesù è la vita nello Spirito; non è possibile leggere la Scrittura senza l’aiuto e l’illuminazione dello Spirito, ma non si può cogliere lo Spirito se non nelle parole della Scrittura, e in particolare nella vita di Gesù di Nazareth.

Anche per l’apostolo Paolo lo Spirito santo è la forza che si trova in Cristo Gesù, e la Chiesa, che accoglie tutti, in cui vi sono santi e peccatori senza esclusione, è il luogo in cui lo Spirito fiorisce.

Infine, ogni cristiano deve ricordare che il proprio corpo è tempio dello Spirito; così come lo fu il corpo di Gesù. Nella vita di ogni cristiano, che si pone nella sequela paziente di Gesù, lo Spirito santo è quell’energia che accende la vita interiore. È l’azione con cui Dio parla e agisce in noi, e in cui siamo generati come figli e figlie amati da Dio.

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